L’articolo propone una riflessione interdisciplinare sullo stupro di guerra come manifestazione estrema della violenza maschile e come dispositivo simbolico che attraversa tanto i contesti bellici quanto quelli della vita quotidiana. Attraverso tre contributi distinti ma dialoganti, gli autori mostrano come lo stupro non possa essere interpretato esclusivamente come un effetto collaterale della guerra, bensì come una pratica profondamente radicata nelle strutture patriarcali, nelle dinamiche di potere tra uomini e nel controllo del corpo femminile. Stefano Levi Della Torre evidenzia il ruolo dello stupro come strumento di dominio, umiliazione e socializzazione maschile, legato alla competizione tra uomini e alla negazione della dipendenza affettiva e simbolica dal femminile. Alberto Leiss collega la violenza sessuale in guerra al continuum della violenza maschile presente nelle relazioni quotidiane, sottolineando la necessità di una presa di coscienza critica da parte degli uomini. Marco Deriu amplia la prospettiva mostrando come gli stupri di guerra rivelino la continuità tra violenza bellica e violenza di genere, mettendo in discussione la tradizionale distinzione tra guerra e pace. Il corpo delle donne emerge così come un vero e proprio campo di battaglia simbolico e materiale, sul quale si esercitano logiche di dominio, possesso e distruzione. L’articolo conclude evidenziando la necessità di una trasformazione culturale delle maschilità e di una critica radicale delle strutture patriarcali che alimentano tanto la guerra quanto la violenza contro le donne.
La guerra e lo stupro. Una riflessione a più voci / Deriu, M., Levi Della Torre, S., Leiss, A.. - (2026), pp. 118-126.
La guerra e lo stupro. Una riflessione a più voci
Marco Deriu;Alberto Leiss
2026-01-01
Abstract
L’articolo propone una riflessione interdisciplinare sullo stupro di guerra come manifestazione estrema della violenza maschile e come dispositivo simbolico che attraversa tanto i contesti bellici quanto quelli della vita quotidiana. Attraverso tre contributi distinti ma dialoganti, gli autori mostrano come lo stupro non possa essere interpretato esclusivamente come un effetto collaterale della guerra, bensì come una pratica profondamente radicata nelle strutture patriarcali, nelle dinamiche di potere tra uomini e nel controllo del corpo femminile. Stefano Levi Della Torre evidenzia il ruolo dello stupro come strumento di dominio, umiliazione e socializzazione maschile, legato alla competizione tra uomini e alla negazione della dipendenza affettiva e simbolica dal femminile. Alberto Leiss collega la violenza sessuale in guerra al continuum della violenza maschile presente nelle relazioni quotidiane, sottolineando la necessità di una presa di coscienza critica da parte degli uomini. Marco Deriu amplia la prospettiva mostrando come gli stupri di guerra rivelino la continuità tra violenza bellica e violenza di genere, mettendo in discussione la tradizionale distinzione tra guerra e pace. Il corpo delle donne emerge così come un vero e proprio campo di battaglia simbolico e materiale, sul quale si esercitano logiche di dominio, possesso e distruzione. L’articolo conclude evidenziando la necessità di una trasformazione culturale delle maschilità e di una critica radicale delle strutture patriarcali che alimentano tanto la guerra quanto la violenza contro le donne.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


