L’articolo riflette sul rapporto storico e simbolico tra maschilità e guerra, proponendo una critica radicale della militarizzazione come dispositivo culturale, sociale e politico che ha contribuito a definire l’identità maschile nelle società patriarcali. Gli autori sostengono la necessità di “disonorare la guerra”, ovvero di sottrarle il prestigio e i valori tradizionalmente associati all’onore, al coraggio e alla virilità, per orientare tali qualità verso pratiche di cura, responsabilità, relazione e costruzione della pace. Attraverso il confronto con autori e autrici quali Judith Butler, Franco Fornari ed Eugen Drewermann, il testo mostra come la guerra non sia un evento eccezionale, ma un principio ordinatore delle società che si manifesta nella militarizzazione delle istituzioni, dell’immaginario e dell’educazione maschile. Viene evidenziato il legame tra violenza, modelli di maschilità e processi di socializzazione che normalizzano l’aggressività e il dominio, contrapponendo a essi una prospettiva fondata sul riconoscimento della vulnerabilità, dell’interdipendenza e della cura. L’articolo propone infine un ripensamento culturale e politico della sicurezza, valorizzando pratiche di difesa civile nonviolenta, cittadinanza attiva e responsabilità ecologica come alternative alla logica bellica e alla riproduzione della violenza.
Divenire uomini di pace. La fatica di un riorientamento simbolico e materiale / Deriu, M., Porro, E.. - STAMPA. - (2026), pp. 265-270.
Divenire uomini di pace. La fatica di un riorientamento simbolico e materiale
Marco Deriu
;
2026-01-01
Abstract
L’articolo riflette sul rapporto storico e simbolico tra maschilità e guerra, proponendo una critica radicale della militarizzazione come dispositivo culturale, sociale e politico che ha contribuito a definire l’identità maschile nelle società patriarcali. Gli autori sostengono la necessità di “disonorare la guerra”, ovvero di sottrarle il prestigio e i valori tradizionalmente associati all’onore, al coraggio e alla virilità, per orientare tali qualità verso pratiche di cura, responsabilità, relazione e costruzione della pace. Attraverso il confronto con autori e autrici quali Judith Butler, Franco Fornari ed Eugen Drewermann, il testo mostra come la guerra non sia un evento eccezionale, ma un principio ordinatore delle società che si manifesta nella militarizzazione delle istituzioni, dell’immaginario e dell’educazione maschile. Viene evidenziato il legame tra violenza, modelli di maschilità e processi di socializzazione che normalizzano l’aggressività e il dominio, contrapponendo a essi una prospettiva fondata sul riconoscimento della vulnerabilità, dell’interdipendenza e della cura. L’articolo propone infine un ripensamento culturale e politico della sicurezza, valorizzando pratiche di difesa civile nonviolenta, cittadinanza attiva e responsabilità ecologica come alternative alla logica bellica e alla riproduzione della violenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


