La National Gallery di Londra ha dedicato da poco una mostra a Francesco Mazzola detto il Parmigianino o, meglio, al lungo restauro di una sua importante pala d’altare, quella destinata in origine alla chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, nota col titolo di Visione di san Gerolamo (London, National Gallery, Parmigianino: The Vision of Saint Jerome, visitabile fino al 9 marzo 2025). Era questo il dipinto che, a detta del Vasari, Parmigianino stava dipingendo quando Roma fu invasa dai Lanzichenecchi e messa al Sacco nel 1527? Il 31 dicembre 2024 si concludeva anche un’altra iniziativa – definita di carattere «didattico-divulgativo» – alla Rocca Sanvitale di Fontanellato (Parmigianino, la materia dell’incanto. I 500 anni della storia di Diana e Atteone a Fontanellato (PR), dal 20 settembre al 31 dicembre. Fulcro dell’esposizione «l’ampia campagna di analisi scientifiche, spettroscopiche e multispettrali ottenute sfruttando radiazioni della luce visibile, dell’UV e dell’infrarosso». Parmigianino è considerato uno dei più importanti artisti della storia dell’arte del Cinquecento e sono davvero pochissimi i pittori che come lui hanno condizionato l’arte e la sua storia. Figlio d’arte, genio precocissimo, ragazzo bellissimo, autore di capolavori assoluti ancor prima di aver compiuto vent’anni, la critica ha da tempo sottolineato come le sue figure eleganti abbiano trovato terreno di diffusione a Venezia, a Fontainebleau, a Praga, nonostante una vita brevissima, la costante sfortuna, le occasioni mancate. Fin dalla prima monografia a lui dedicata scritta nel 1921 da Lili Frölich-Bum (ove per prima l’autrice analizzava un movimento artistico allora non chiaro, il Manierismo), l’apporto del Parmigianino non è stato mai più messo in discussione: il suo ruolo, infatti, fu proprio quello del primo artefice, dell’inventore, del protagonista assoluto. Le mostre attuali privilegiano spesso l’esposizione di opere singole, meglio se appena restaurate, così che la rimozione del vetusto sudiciume possa mostrare – in assenza di altre informazioni storiche – almeno l’effetto del ‘prima’ e ‘dopo’, senza escludere le analisi scientifiche, naturalmente. 8 Editoriale Il sindaco di Fontanellato Francesco Trivelloni e l’assessore alla cultura Barbara Zambrelli, nell’ambito delle celebrazioni previste per il 70° anno dell’acquisto della Rocca Sanvitale di Fontanellato, avevano fortemente voluto che il 14 dicembre 2018 la Rocca Sanvitale ospitasse invece una giornata internazionale di studi, intitolata Parmigianino e la sua fortuna: ritratto d’artista, a cura di chi scrive. Avevano allora partecipato anche alcuni membri dell’attuale comitato scientifico di Aurea Parma: Sefy Hendler, presentando un intervento dal titolo Rimase imperfetto, come molte altre cose sue. La Vita di Vasari del Parmigianino, una storia di fallimenti; Giovanni Maria Fara, su Parmigianino e i modelli di Dürer; Andrea Muzzi, che esaminò proprio il quadro di Londra con un intervento intitolato Il soggetto della Pala Bufalini di Londra: la visione di San Giovanni Battista, mentre chi scrive offriva il proprio contributo Da Fontanellato a Venezia e ritorno: Parmigianino e la sua ‘fortuna’. Se Hendler raccontava i fallimenti (tanti) della biografia del pittore, Giovanni Maria Fara illustrava l’influenza che su di lui (e sugli artisti emiliani del Cinquecento) esercitarono le stampe di Albrecht Dürer, mentre Andrea Muzzi dimostrava che proprio la pala d’altare del Parmigianino ora a Londra, ricordata come Visione di san Gerolamo, meglio si sarebbe dovuto intitolarla Visione di san Giovanni Battista. A me, invece, il compito di parlare dei suoi committenti e dei loro ritratti, della sua vera storia così come della immensa fortuna pittorica dell’artista. Tra gli interpreti del programmatico revival dello stile del Parmigianino nel corso della seconda metà del Cinquecento, consideriamo anche il Maestro di Sant’Uldarico, non più anonimo, ma identificato finalmente con il pittore Andrea Fabrizi detto Tonelli. Tra i saggi pubblicati in questo numero di Aurea Parma anche un contributo di Michele Danieli (Un committente bolognese del Parmigianino: ‘Luca da i Leuti’ alias Laux Maler) che identifica e spiega ai lettori chi fosse quel Luca dei Leuti di cui ci parla Vasari. Elisabetta Fadda Editor in Chief
Aurea Parma Parmiginino e la sua Fortuna / Fadda, Elisabetta. - In: AUREA PARMA. - ISSN 2532-8336. - ELETTRONICO. - anno II – fascicolo 2 – luglio 2023(2025), pp. 1-107.
Aurea Parma Parmiginino e la sua Fortuna
Elisabetta Fadda
2025-01-01
Abstract
La National Gallery di Londra ha dedicato da poco una mostra a Francesco Mazzola detto il Parmigianino o, meglio, al lungo restauro di una sua importante pala d’altare, quella destinata in origine alla chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, nota col titolo di Visione di san Gerolamo (London, National Gallery, Parmigianino: The Vision of Saint Jerome, visitabile fino al 9 marzo 2025). Era questo il dipinto che, a detta del Vasari, Parmigianino stava dipingendo quando Roma fu invasa dai Lanzichenecchi e messa al Sacco nel 1527? Il 31 dicembre 2024 si concludeva anche un’altra iniziativa – definita di carattere «didattico-divulgativo» – alla Rocca Sanvitale di Fontanellato (Parmigianino, la materia dell’incanto. I 500 anni della storia di Diana e Atteone a Fontanellato (PR), dal 20 settembre al 31 dicembre. Fulcro dell’esposizione «l’ampia campagna di analisi scientifiche, spettroscopiche e multispettrali ottenute sfruttando radiazioni della luce visibile, dell’UV e dell’infrarosso». Parmigianino è considerato uno dei più importanti artisti della storia dell’arte del Cinquecento e sono davvero pochissimi i pittori che come lui hanno condizionato l’arte e la sua storia. Figlio d’arte, genio precocissimo, ragazzo bellissimo, autore di capolavori assoluti ancor prima di aver compiuto vent’anni, la critica ha da tempo sottolineato come le sue figure eleganti abbiano trovato terreno di diffusione a Venezia, a Fontainebleau, a Praga, nonostante una vita brevissima, la costante sfortuna, le occasioni mancate. Fin dalla prima monografia a lui dedicata scritta nel 1921 da Lili Frölich-Bum (ove per prima l’autrice analizzava un movimento artistico allora non chiaro, il Manierismo), l’apporto del Parmigianino non è stato mai più messo in discussione: il suo ruolo, infatti, fu proprio quello del primo artefice, dell’inventore, del protagonista assoluto. Le mostre attuali privilegiano spesso l’esposizione di opere singole, meglio se appena restaurate, così che la rimozione del vetusto sudiciume possa mostrare – in assenza di altre informazioni storiche – almeno l’effetto del ‘prima’ e ‘dopo’, senza escludere le analisi scientifiche, naturalmente. 8 Editoriale Il sindaco di Fontanellato Francesco Trivelloni e l’assessore alla cultura Barbara Zambrelli, nell’ambito delle celebrazioni previste per il 70° anno dell’acquisto della Rocca Sanvitale di Fontanellato, avevano fortemente voluto che il 14 dicembre 2018 la Rocca Sanvitale ospitasse invece una giornata internazionale di studi, intitolata Parmigianino e la sua fortuna: ritratto d’artista, a cura di chi scrive. Avevano allora partecipato anche alcuni membri dell’attuale comitato scientifico di Aurea Parma: Sefy Hendler, presentando un intervento dal titolo Rimase imperfetto, come molte altre cose sue. La Vita di Vasari del Parmigianino, una storia di fallimenti; Giovanni Maria Fara, su Parmigianino e i modelli di Dürer; Andrea Muzzi, che esaminò proprio il quadro di Londra con un intervento intitolato Il soggetto della Pala Bufalini di Londra: la visione di San Giovanni Battista, mentre chi scrive offriva il proprio contributo Da Fontanellato a Venezia e ritorno: Parmigianino e la sua ‘fortuna’. Se Hendler raccontava i fallimenti (tanti) della biografia del pittore, Giovanni Maria Fara illustrava l’influenza che su di lui (e sugli artisti emiliani del Cinquecento) esercitarono le stampe di Albrecht Dürer, mentre Andrea Muzzi dimostrava che proprio la pala d’altare del Parmigianino ora a Londra, ricordata come Visione di san Gerolamo, meglio si sarebbe dovuto intitolarla Visione di san Giovanni Battista. A me, invece, il compito di parlare dei suoi committenti e dei loro ritratti, della sua vera storia così come della immensa fortuna pittorica dell’artista. Tra gli interpreti del programmatico revival dello stile del Parmigianino nel corso della seconda metà del Cinquecento, consideriamo anche il Maestro di Sant’Uldarico, non più anonimo, ma identificato finalmente con il pittore Andrea Fabrizi detto Tonelli. Tra i saggi pubblicati in questo numero di Aurea Parma anche un contributo di Michele Danieli (Un committente bolognese del Parmigianino: ‘Luca da i Leuti’ alias Laux Maler) che identifica e spiega ai lettori chi fosse quel Luca dei Leuti di cui ci parla Vasari. Elisabetta Fadda Editor in ChiefI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


