L’articolo propone di ripensare l’utopia sottraendola a una riduzione strettamente politico-normativa e ricollocandola nel nesso tra metafisica, immaginazione ed esperienza estetica. Riprendendo un’intuizione di Lukács sui “fini utopistici” delle filosofie, il testo sostiene che l’utopia politica è una particolare “implementazione” dell’immaginazione metafisica: un tentativo di rendere socialmente esplicita una forma di vita immaginata. Dopo il tramonto della forma “regale” dell’utopia (onnicomprensiva e totalizzante), l’elemento utopico non scompare ma si trasmuta, rivelando il suo contenuto più profondo nella promessa di felicità e nel desiderio di perfezionamento ontologico delle cose, messo a fuoco attraverso Adorno e Proust. Da qui l’argomentazione approda a una tesi centrale: il nucleo assiologico dell’utopia rinvia a un’idea di giustizia non riconducibile ai modelli ordinari (distributivi, egualitari, ecc.), una “giustizia senza nome” che trova determinazione sensibile nell’esperienza poetica. Richiamando Aristotele e la nozione barocca di “Poetic Justice” (Rymer), la giustizia poetica viene reinterpretata non come schema moralistico di premio e punizione, ma come compimento del singolare: un’“individuazione assoluta” in cui destino e carattere si realizzano e, così, “rendono giustizia” al particolare. In Whitman il poeta emerge come “arbitro del diverso”, capace di assegnare a ogni cosa le sue giuste proporzioni, mentre in Stevens la poesia appare come luogo di una giustificazione imprevedibile, legata alla “nobiltà” dell’immaginazione e alla “piena realizzazione” dell’individuale. Il saggio conclude che l’utopia è “nella luce della poesia”: la poesia, come “suprema finzione” composta di particolari reali, rende esperibile per la durata del poema un ordine giusto possibile, senza trasformarsi in dottrina né sostituirsi alle istituzioni. In questo senso, la giustizia poetica funge da centro segreto dell’aspirazione utopica e insieme da critica dell’idea positiva di verità, offrendo un sapere obliquo dell’individuale e una promessa terrena di conoscenza e felicità.

Utopia e giustizia poetica / Testa, Italo. - STAMPA. - (2025), pp. 51-61.

Utopia e giustizia poetica

Italo Testa
2025-01-01

Abstract

L’articolo propone di ripensare l’utopia sottraendola a una riduzione strettamente politico-normativa e ricollocandola nel nesso tra metafisica, immaginazione ed esperienza estetica. Riprendendo un’intuizione di Lukács sui “fini utopistici” delle filosofie, il testo sostiene che l’utopia politica è una particolare “implementazione” dell’immaginazione metafisica: un tentativo di rendere socialmente esplicita una forma di vita immaginata. Dopo il tramonto della forma “regale” dell’utopia (onnicomprensiva e totalizzante), l’elemento utopico non scompare ma si trasmuta, rivelando il suo contenuto più profondo nella promessa di felicità e nel desiderio di perfezionamento ontologico delle cose, messo a fuoco attraverso Adorno e Proust. Da qui l’argomentazione approda a una tesi centrale: il nucleo assiologico dell’utopia rinvia a un’idea di giustizia non riconducibile ai modelli ordinari (distributivi, egualitari, ecc.), una “giustizia senza nome” che trova determinazione sensibile nell’esperienza poetica. Richiamando Aristotele e la nozione barocca di “Poetic Justice” (Rymer), la giustizia poetica viene reinterpretata non come schema moralistico di premio e punizione, ma come compimento del singolare: un’“individuazione assoluta” in cui destino e carattere si realizzano e, così, “rendono giustizia” al particolare. In Whitman il poeta emerge come “arbitro del diverso”, capace di assegnare a ogni cosa le sue giuste proporzioni, mentre in Stevens la poesia appare come luogo di una giustificazione imprevedibile, legata alla “nobiltà” dell’immaginazione e alla “piena realizzazione” dell’individuale. Il saggio conclude che l’utopia è “nella luce della poesia”: la poesia, come “suprema finzione” composta di particolari reali, rende esperibile per la durata del poema un ordine giusto possibile, senza trasformarsi in dottrina né sostituirsi alle istituzioni. In questo senso, la giustizia poetica funge da centro segreto dell’aspirazione utopica e insieme da critica dell’idea positiva di verità, offrendo un sapere obliquo dell’individuale e una promessa terrena di conoscenza e felicità.
2025
9788878476776
Utopia e giustizia poetica / Testa, Italo. - STAMPA. - (2025), pp. 51-61.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/3046116
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact