In qualità di sapere esatto, rigoroso e astratto per eccellenza, la matematica sembrerebbe quasi costituire il sapere più lontano dall’universo delle emozioni e dai piaceri - un sapere lontano dal corpo, dalla sensibilità e dalla sfera emotivo-affettiva. Una simile ipotesi si rivela tuttavia riduttiva e in fondo inesatta. Nei casi presi in esame emerge chiaramente la portata emozionale della conoscenza matematica. La bellezza dei suoi enti e l’eleganza delle sue dimostrazioni sono in grado di suscitare piaceri puri (Phlb. 51c-d) e una fascinazione amorosa che ha uno straordinario potere ascensivo e psicagogico (Symp. 210c-d). Lo sforzo che essa comporta lo rende uno dei saperi in assoluto più difficili da apprendere (Resp. VII, 526c1-2), il che può generare un senso di frustrazione, sfiducia e scoramento, così come di gratificazione e appagamento. I suoi problemi, spesso formulati in forma di enigma, destano curiosità e sono talvolta così assurdi da suscitare il riso (Phd. 101b3; 102d2; Plt. 266b10-c2). Le contraddizioni a cui conducono i suoi paradossi generano confusione, perplessità (Resp. VII, 524a6, 524e5; Men. 84a2), meraviglia (Tht. 155c9; Phd. 97a2; 101b1-2), e possono indurre stati aporetici intensi e caratterizzati da intorpidimento (Men. 84b6-7) e vertigini (Tht. 155c10). Stati piacevoli, dolorosi o ambivalenti, non privi di ripercussioni sul corpo, che non si limitano a dare una coloritura emotiva alla scena drammatica, ma assumono un ruolo attivo nell’innescare e nel facilitare i processi di acquisizione della conoscenza.
Dalla meraviglia di Teeteto all’amore per le scienze. Il potere emotivo delle matematiche nei dialoghi di Platone / Marongiu, L.. - STAMPA. - (2024), pp. 99-117.
Dalla meraviglia di Teeteto all’amore per le scienze. Il potere emotivo delle matematiche nei dialoghi di Platone
MARONGIU L
2024-01-01
Abstract
In qualità di sapere esatto, rigoroso e astratto per eccellenza, la matematica sembrerebbe quasi costituire il sapere più lontano dall’universo delle emozioni e dai piaceri - un sapere lontano dal corpo, dalla sensibilità e dalla sfera emotivo-affettiva. Una simile ipotesi si rivela tuttavia riduttiva e in fondo inesatta. Nei casi presi in esame emerge chiaramente la portata emozionale della conoscenza matematica. La bellezza dei suoi enti e l’eleganza delle sue dimostrazioni sono in grado di suscitare piaceri puri (Phlb. 51c-d) e una fascinazione amorosa che ha uno straordinario potere ascensivo e psicagogico (Symp. 210c-d). Lo sforzo che essa comporta lo rende uno dei saperi in assoluto più difficili da apprendere (Resp. VII, 526c1-2), il che può generare un senso di frustrazione, sfiducia e scoramento, così come di gratificazione e appagamento. I suoi problemi, spesso formulati in forma di enigma, destano curiosità e sono talvolta così assurdi da suscitare il riso (Phd. 101b3; 102d2; Plt. 266b10-c2). Le contraddizioni a cui conducono i suoi paradossi generano confusione, perplessità (Resp. VII, 524a6, 524e5; Men. 84a2), meraviglia (Tht. 155c9; Phd. 97a2; 101b1-2), e possono indurre stati aporetici intensi e caratterizzati da intorpidimento (Men. 84b6-7) e vertigini (Tht. 155c10). Stati piacevoli, dolorosi o ambivalenti, non privi di ripercussioni sul corpo, che non si limitano a dare una coloritura emotiva alla scena drammatica, ma assumono un ruolo attivo nell’innescare e nel facilitare i processi di acquisizione della conoscenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


