Design&Territori è binomio fertile che sintetizza l’ambizione di questo progetto. Le parole che lo compongono evocano due dimensioni apparentemente distinte – una progettuale, l’altra geografica – ma in realtà profondamente intrecciate. Il design non si sviluppa mai nel vuoto: nasce e si nutre di contesti, si misura con la realtà concreta, dialoga con la complessità dei luoghi e delle relazioni che li attraversano. Qui il territorio non è sfondo neutro ma attore del progetto: portatore di culture, bisogni, competenze, contraddizioni. È terreno di esplorazione e di co-evoluzione, che richiede approcci specifici, responsabili, situati. E il design – inteso come capacità di visione, di sintesi, di trasformazione – si configura come strumento privilegiato per attivare dinamiche collettive, generare valore condiviso, innescare processi rigenerativi a scala locale e sistemica. In questa prospettiva, il design non è più solo sinonimo di prodotto finito, ma diventa linguaggio relazionale, strategia culturale, catalizzatore sociale ed economico. È un campo aperto, in cui si sperimentano nuove forme di collaborazione tra università, imprese, enti e comunità. È anche un modo per riflettere criticamente sul presente e orientare le trasformazioni future, promuovendo sostenibilità, equità e inclusione. Chiamare questo progetto Design&Territori significa affermare un’idea di design che non si limita a risolvere problemi, ma che interroga i contesti, si fa carico della loro complessità e contribuisce a costruire visioni condivise di sviluppo. Non solo problem-solving ma anche sense-making. È una prospettiva che mette in discussione le gerarchie tra centro e periferia, tra sapere teorico e saperi pratici, tra accademia e impresa. Una sfida, certo. Ma anche – e soprattutto – un’occasione.
Design&Territori Agrigento 2025 / Tamborrini, Paolo; Russo, Dario; Benincasa, Antonino. - (2025), pp. 1-183.
Design&Territori Agrigento 2025
Paolo Tamborrini
;Dario Russo;
2025-01-01
Abstract
Design&Territori è binomio fertile che sintetizza l’ambizione di questo progetto. Le parole che lo compongono evocano due dimensioni apparentemente distinte – una progettuale, l’altra geografica – ma in realtà profondamente intrecciate. Il design non si sviluppa mai nel vuoto: nasce e si nutre di contesti, si misura con la realtà concreta, dialoga con la complessità dei luoghi e delle relazioni che li attraversano. Qui il territorio non è sfondo neutro ma attore del progetto: portatore di culture, bisogni, competenze, contraddizioni. È terreno di esplorazione e di co-evoluzione, che richiede approcci specifici, responsabili, situati. E il design – inteso come capacità di visione, di sintesi, di trasformazione – si configura come strumento privilegiato per attivare dinamiche collettive, generare valore condiviso, innescare processi rigenerativi a scala locale e sistemica. In questa prospettiva, il design non è più solo sinonimo di prodotto finito, ma diventa linguaggio relazionale, strategia culturale, catalizzatore sociale ed economico. È un campo aperto, in cui si sperimentano nuove forme di collaborazione tra università, imprese, enti e comunità. È anche un modo per riflettere criticamente sul presente e orientare le trasformazioni future, promuovendo sostenibilità, equità e inclusione. Chiamare questo progetto Design&Territori significa affermare un’idea di design che non si limita a risolvere problemi, ma che interroga i contesti, si fa carico della loro complessità e contribuisce a costruire visioni condivise di sviluppo. Non solo problem-solving ma anche sense-making. È una prospettiva che mette in discussione le gerarchie tra centro e periferia, tra sapere teorico e saperi pratici, tra accademia e impresa. Una sfida, certo. Ma anche – e soprattutto – un’occasione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


