This essay revisits and updates a research on the category of the "sculptural-architectural", defined by the author as a design attitude that, in certain examples of twentieth-century Italian architecture, tends towards sculpture without fully becoming it. Starting from Italian Rationalism — and in particular from Edoardo Persico's Hall of Honour at the VI Milan Triennale (1936) as a founding moment of the synthesis between architecture and sculpture — the text identifies a first phase of the sculptural-architectural in the monumental works of the post-war period (BBPR, Fiorentino, Valle, Rossi) and a second, "return" phase in which architecture itself becomes a synthesis of the arts. Through the analysis of works and projects by Aldo Rossi and Carlo Aymonino — from the hand of San Carlo Borromeo as an obsessive motif in Rossi's drawings, to the architectural backdrops and sculptural groups in Aymonino's urban projects — the essay explores the disciplinary boundary between architecture and sculpture, identifying the monument and ephemeral architecture (from Nicolini's Estate romana to Rossi's Teatro del Mondo) as the privileged fields of this tension. The conclusion proposes an equation between the two disciplines in which the meaning of form precedes form itself, as a guarantee of an architecture that is not exclusively formal.

Il saggio riprende e aggiorna una ricerca sulla categoria dello "scultoreo architettonico", definita dall'autore come quell'atteggiamento progettuale che, in alcuni esempi dell'architettura italiana del Novecento, tende alla scultura pur senza raggiungerla. Muovendo dal Razionalismo italiano — e in particolare dal Salone d'Onore della VI Triennale di Milano (1936) di Edoardo Persico come momento fondativo della sintesi tra architettura e scultura — il testo individua una prima stagione dello scultoreo architettonico nelle opere monumentali del secondo dopoguerra (BBPR, Fiorentino, Valle, Rossi) e una seconda fase, definita "di ritorno", in cui l'architettura diventa essa stessa sintesi tra le arti. Attraverso l'analisi di opere e progetti di Aldo Rossi e Carlo Aymonino — dalla mano di San Carlo Borromeo come soggetto ossessivo nei disegni rossiani, ai fondali architettonici e ai gruppi scultorei nei progetti urbani aymoniniani — il saggio esplora il confine disciplinare tra architettura e scultura, individuando nel monumento e nell'architettura effimera (dall'Estate romana di Nicolini al Teatro del Mondo di Rossi) i campi privilegiati di questa tensione. La conclusione propone un'equazione tra le due discipline in cui il significato della forma precede la forma stessa, come garanzia di un'architettura che non sia esclusivamente formale.

Ancora sullo scultoreo architettonico. Tra architettura e scultura / Prandi, Enrico. - STAMPA. - (2025), pp. 158-171.

Ancora sullo scultoreo architettonico. Tra architettura e scultura

Enrico Prandi
2025-01-01

Abstract

This essay revisits and updates a research on the category of the "sculptural-architectural", defined by the author as a design attitude that, in certain examples of twentieth-century Italian architecture, tends towards sculpture without fully becoming it. Starting from Italian Rationalism — and in particular from Edoardo Persico's Hall of Honour at the VI Milan Triennale (1936) as a founding moment of the synthesis between architecture and sculpture — the text identifies a first phase of the sculptural-architectural in the monumental works of the post-war period (BBPR, Fiorentino, Valle, Rossi) and a second, "return" phase in which architecture itself becomes a synthesis of the arts. Through the analysis of works and projects by Aldo Rossi and Carlo Aymonino — from the hand of San Carlo Borromeo as an obsessive motif in Rossi's drawings, to the architectural backdrops and sculptural groups in Aymonino's urban projects — the essay explores the disciplinary boundary between architecture and sculpture, identifying the monument and ephemeral architecture (from Nicolini's Estate romana to Rossi's Teatro del Mondo) as the privileged fields of this tension. The conclusion proposes an equation between the two disciplines in which the meaning of form precedes form itself, as a guarantee of an architecture that is not exclusively formal.
2025
9788835172574
Il saggio riprende e aggiorna una ricerca sulla categoria dello "scultoreo architettonico", definita dall'autore come quell'atteggiamento progettuale che, in alcuni esempi dell'architettura italiana del Novecento, tende alla scultura pur senza raggiungerla. Muovendo dal Razionalismo italiano — e in particolare dal Salone d'Onore della VI Triennale di Milano (1936) di Edoardo Persico come momento fondativo della sintesi tra architettura e scultura — il testo individua una prima stagione dello scultoreo architettonico nelle opere monumentali del secondo dopoguerra (BBPR, Fiorentino, Valle, Rossi) e una seconda fase, definita "di ritorno", in cui l'architettura diventa essa stessa sintesi tra le arti. Attraverso l'analisi di opere e progetti di Aldo Rossi e Carlo Aymonino — dalla mano di San Carlo Borromeo come soggetto ossessivo nei disegni rossiani, ai fondali architettonici e ai gruppi scultorei nei progetti urbani aymoniniani — il saggio esplora il confine disciplinare tra architettura e scultura, individuando nel monumento e nell'architettura effimera (dall'Estate romana di Nicolini al Teatro del Mondo di Rossi) i campi privilegiati di questa tensione. La conclusione propone un'equazione tra le due discipline in cui il significato della forma precede la forma stessa, come garanzia di un'architettura che non sia esclusivamente formale.
Ancora sullo scultoreo architettonico. Tra architettura e scultura / Prandi, Enrico. - STAMPA. - (2025), pp. 158-171.
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