Quando si parla di teoria della poesia, non si tratta di identificare un insieme di condizioni necessarie e sufficienti che ne definiscano e identifichino essenzialmente l’oggetto. Piuttosto, occorre guardare alla poesia come a un insieme di pratiche e quindi metterne in luce la dimensione non solo linguistica ma anche il legame con le strutture dell’azione. Non si tratta di definire l’essenza della poesia, ma di fare emergere un aspetto focale verso il quale tendono a convergere aspetti rilevanti della famiglia delle pratiche poetiche in una prospettiva di lunga durata. In tal senso prenderò le mosse dalle strutture della ripetizione e dell’iterazione – atti di linguaggio che siano sia iterabili che inaugurali. Fenomeni quali allitterazione, rima, refrain, schema metrico regolare, ripetizione della forma delle strofe, ritmo; forme di ripetizione astratte – piede, ritmo, verso – e concrete – l’assonanza e l’allitterazione a inizio parola, la consonanza e la rima a fine parola; ripetizioni di tipo lessicale e frasale quali anafora e epistrofe. Di recente alcuni teorici hanno riportato l’attenzione sui tali fenomeni della ripetizione e la loro importanza per la comprensione della poesia. Ad esempio Jonathan Culler in Theory of the Lyric (Harvard UP 2015) definisce in chiave retorica la poesia lirica quale discorso memorabile tale da essere riattivato e ripetuto dai lettori. Invece Anna Christina Ribeiro in Intending to Repeat: A Definition of Poetry (“The Journal of Aesthetics and Art Criticism” 65/2, 2007) offre una definizione essenzialista, di tipo intenzionale, della ripetizione quale tratto universale della poesia: il testo poetico sarebbe definito dall’intenzione di appartenere alla tradizione poetica riprendendo, rigettando o trasformando le tecniche di ripetizione che hanno caratterizzato tale tradizione. In quanto segue mi confronterò con entrambe le posizioni, prendendo le distanze sia dall’approccio retorico che da quello intenzionale, e proverò a sviluppare una differente prospettiva pragmatica basata sulla figura dell’anafora e sulla nozione di ‘antecedente assente’.

Anafore. Per una teoria della poesia / Testa, Italo. - STAMPA. - (2018), pp. 57-79.

Anafore. Per una teoria della poesia

Italo Testa
2018

Abstract

Quando si parla di teoria della poesia, non si tratta di identificare un insieme di condizioni necessarie e sufficienti che ne definiscano e identifichino essenzialmente l’oggetto. Piuttosto, occorre guardare alla poesia come a un insieme di pratiche e quindi metterne in luce la dimensione non solo linguistica ma anche il legame con le strutture dell’azione. Non si tratta di definire l’essenza della poesia, ma di fare emergere un aspetto focale verso il quale tendono a convergere aspetti rilevanti della famiglia delle pratiche poetiche in una prospettiva di lunga durata. In tal senso prenderò le mosse dalle strutture della ripetizione e dell’iterazione – atti di linguaggio che siano sia iterabili che inaugurali. Fenomeni quali allitterazione, rima, refrain, schema metrico regolare, ripetizione della forma delle strofe, ritmo; forme di ripetizione astratte – piede, ritmo, verso – e concrete – l’assonanza e l’allitterazione a inizio parola, la consonanza e la rima a fine parola; ripetizioni di tipo lessicale e frasale quali anafora e epistrofe. Di recente alcuni teorici hanno riportato l’attenzione sui tali fenomeni della ripetizione e la loro importanza per la comprensione della poesia. Ad esempio Jonathan Culler in Theory of the Lyric (Harvard UP 2015) definisce in chiave retorica la poesia lirica quale discorso memorabile tale da essere riattivato e ripetuto dai lettori. Invece Anna Christina Ribeiro in Intending to Repeat: A Definition of Poetry (“The Journal of Aesthetics and Art Criticism” 65/2, 2007) offre una definizione essenzialista, di tipo intenzionale, della ripetizione quale tratto universale della poesia: il testo poetico sarebbe definito dall’intenzione di appartenere alla tradizione poetica riprendendo, rigettando o trasformando le tecniche di ripetizione che hanno caratterizzato tale tradizione. In quanto segue mi confronterò con entrambe le posizioni, prendendo le distanze sia dall’approccio retorico che da quello intenzionale, e proverò a sviluppare una differente prospettiva pragmatica basata sulla figura dell’anafora e sulla nozione di ‘antecedente assente’.
978-88-98490-94-3
Anafore. Per una teoria della poesia / Testa, Italo. - STAMPA. - (2018), pp. 57-79.
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