L’area del Foglio Anterselva è interamente occupata da terreni appartenenti alle Alpi Orientali, di natura quasi esclusivamente metamorfica e magmatica. Le Alpi Orientali fanno parte della catena collisionale alpina, nella quale dal Cretacico all’attuale si è realizzato laccavallamento di estese falde rocciose, nell’ambito del processo di convergenza dei margini continentali europeo e africano. Le stesse rocce conservano inoltre le tracce di un’evoluzione prealpina riferibile a precedenti eventi orogenici, e testimoniata da impronte metamorfiche, evidenze strutturali, elementi tettonici e dalla presenza di protoliti magmatici. Questi elementi pre-alpini sono supportati da un gran numero di dati radiometrici. Pertanto, l’assetto strutturale delle Alpi Orientali è alquanto complesso, soprattutto per quanto riguarda il basamento cristallino, nel quale le deformazioni alpine si sono sovrapposte ad un assetto strutturale più antico. Il territorio del Foglio Anterselva (Fig. 7) è interamente costituito da rocce appartenenti al sistema austroalpino e a quello pennidico. Il sistema pennidico corrispondeva durante l’orogenesi alpina al margine continentale Paleoeuropeo, quello austroalpino al margine continentale Paleoafricano (microplacca Adriatica); il pennidico comprende inoltre parte del bacino oceanico che separava i due continenti. Durante la formazione delle Alpi le unità pennidiche furono subdotte in profondità, al di sotto dell’austroalpino, e costituiscono ora la parte strutturalmente più profonda della pila delle falde, affiorante nella finestra tettonica dei Tauri. Il pennidico è rappresentato nel Foglio Anterselva dalla falda del Glockner, un complesso di metasedimenti con intercalazioni di ofioliti metamorfiche separato dal soprastante austroalpino da una fascia a scaglie tettoniche corrispondente ad un grande orizzonte di movimento noto come “Zona a Scaglie di Matrei”. Questa zona costituiva il melange tettonico frapposto fra l’oceano pennidico in subduzione (trench) e il margine continentale africano dell’austroalpino: nella zona di Matrei troviamo, infatti, tettonicamente mescolati, come si riscontra negli attuali prismi di accezione, sia litotipi ad affinità austroalpina (non presenti nell’area coperta dal Foglio) sia litotipi ad affinità pennidica, con netta prevalenza dei secondi. Il basamento austroalpino posto a sud della finestra dei Tauri giace sul pennidico ed è suddiviso in due blocchi crostali o unità tettonometamorfiche da una linea tettonica di importanza regionale ad andamento E-W, WSW-ENE, la Defereggen-Anterselva-Valles (DAV). Tali blocchi esibiscono differenze nei caratteri litologici e soprattutto nel grado metamorfico riferibile all’evento alpino: nella facies degli scisti verdi a nord, praticamente assente (sotto i 300°C) a sud, come testimoniano età Rb/Sr su biotite, sistematicamente intorno a 300 Ma a sud della DAV, di età alpina (ca. 80-30 Ma) a nord. Si è pertanto deciso di operare la distinzione tra il basamento austroalpino a nord della linea DAV, definendolo Unità di Tures, e a sud della stessa, definendolo Unità di Anterselva. Sul Foglio 1:100.000 Monguelfo (Dal Piaz et alii, 1930) entrambi i basamenti venivano accorpati all’interno del Complesso Merano-Mules-Anterselva. Mentre nel lavoro di Dal Piaz l’intero complesso venne distinto in tre falde: “Tirolidi” comprese tra la linea di Kalkstein-Vallarga ed il lineamento Periadriatico, le “Grigionidi superiori/falda di Croda Rossa” tra la linea di Kalkstein-Vallarga e la linea DAV e “Grigionidi inferiori/falda di Monte Nevoso” tra il pennidico e la DAV. Il netto gap nel grado metamorfico raggiunto durante l’evento alpino, unito alle strutture rilevate con grande dettaglio durante la mappatura di questo Foglio e ai dati di letteratura, testimoniano come l’Unità di Tures, assieme al plutone delle Vedrette di Ries, siano stati esumati e sollevati lungo la DAV rispetto all’Unità di Anterselva.
Erläuterungen zur geologischen karte von Italien im maβstab 1:50.000 – 009 Antholz / Nossing, L.; Mair, V.; Bosellini, A.; Gianolla, P.; Neri, C.; Sassi, F. P.; Mantovani, F.; Cucato, M.; Caputo, R.; De Siena, M.; Demozzi, M.; Gianolla, P.; Keim, L.; Mair, V.; Mazzoli, C.; Meli, S.; Morelli, C.; Oddone, E.; Peruzzo, L.; Sassi, R.; Siorpaes, C.; Spiess, R.; Tagliavini, F.. - (2025).
Erläuterungen zur geologischen karte von Italien im maβstab 1:50.000 – 009 Antholz
Meli, S.;Tagliavini, F.
2025-01-01
Abstract
L’area del Foglio Anterselva è interamente occupata da terreni appartenenti alle Alpi Orientali, di natura quasi esclusivamente metamorfica e magmatica. Le Alpi Orientali fanno parte della catena collisionale alpina, nella quale dal Cretacico all’attuale si è realizzato laccavallamento di estese falde rocciose, nell’ambito del processo di convergenza dei margini continentali europeo e africano. Le stesse rocce conservano inoltre le tracce di un’evoluzione prealpina riferibile a precedenti eventi orogenici, e testimoniata da impronte metamorfiche, evidenze strutturali, elementi tettonici e dalla presenza di protoliti magmatici. Questi elementi pre-alpini sono supportati da un gran numero di dati radiometrici. Pertanto, l’assetto strutturale delle Alpi Orientali è alquanto complesso, soprattutto per quanto riguarda il basamento cristallino, nel quale le deformazioni alpine si sono sovrapposte ad un assetto strutturale più antico. Il territorio del Foglio Anterselva (Fig. 7) è interamente costituito da rocce appartenenti al sistema austroalpino e a quello pennidico. Il sistema pennidico corrispondeva durante l’orogenesi alpina al margine continentale Paleoeuropeo, quello austroalpino al margine continentale Paleoafricano (microplacca Adriatica); il pennidico comprende inoltre parte del bacino oceanico che separava i due continenti. Durante la formazione delle Alpi le unità pennidiche furono subdotte in profondità, al di sotto dell’austroalpino, e costituiscono ora la parte strutturalmente più profonda della pila delle falde, affiorante nella finestra tettonica dei Tauri. Il pennidico è rappresentato nel Foglio Anterselva dalla falda del Glockner, un complesso di metasedimenti con intercalazioni di ofioliti metamorfiche separato dal soprastante austroalpino da una fascia a scaglie tettoniche corrispondente ad un grande orizzonte di movimento noto come “Zona a Scaglie di Matrei”. Questa zona costituiva il melange tettonico frapposto fra l’oceano pennidico in subduzione (trench) e il margine continentale africano dell’austroalpino: nella zona di Matrei troviamo, infatti, tettonicamente mescolati, come si riscontra negli attuali prismi di accezione, sia litotipi ad affinità austroalpina (non presenti nell’area coperta dal Foglio) sia litotipi ad affinità pennidica, con netta prevalenza dei secondi. Il basamento austroalpino posto a sud della finestra dei Tauri giace sul pennidico ed è suddiviso in due blocchi crostali o unità tettonometamorfiche da una linea tettonica di importanza regionale ad andamento E-W, WSW-ENE, la Defereggen-Anterselva-Valles (DAV). Tali blocchi esibiscono differenze nei caratteri litologici e soprattutto nel grado metamorfico riferibile all’evento alpino: nella facies degli scisti verdi a nord, praticamente assente (sotto i 300°C) a sud, come testimoniano età Rb/Sr su biotite, sistematicamente intorno a 300 Ma a sud della DAV, di età alpina (ca. 80-30 Ma) a nord. Si è pertanto deciso di operare la distinzione tra il basamento austroalpino a nord della linea DAV, definendolo Unità di Tures, e a sud della stessa, definendolo Unità di Anterselva. Sul Foglio 1:100.000 Monguelfo (Dal Piaz et alii, 1930) entrambi i basamenti venivano accorpati all’interno del Complesso Merano-Mules-Anterselva. Mentre nel lavoro di Dal Piaz l’intero complesso venne distinto in tre falde: “Tirolidi” comprese tra la linea di Kalkstein-Vallarga ed il lineamento Periadriatico, le “Grigionidi superiori/falda di Croda Rossa” tra la linea di Kalkstein-Vallarga e la linea DAV e “Grigionidi inferiori/falda di Monte Nevoso” tra il pennidico e la DAV. Il netto gap nel grado metamorfico raggiunto durante l’evento alpino, unito alle strutture rilevate con grande dettaglio durante la mappatura di questo Foglio e ai dati di letteratura, testimoniano come l’Unità di Tures, assieme al plutone delle Vedrette di Ries, siano stati esumati e sollevati lungo la DAV rispetto all’Unità di Anterselva.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


