Nella primavera 1944 Agostino Rocca, l'amministratore delegato dell'Ansaldo e della Dalmine, fu arrestato dalla polizia della Repubblica Sociale Italiana (Rsi) . Era accusato di sabotare la produzione bellica e di connivenza con i partigiani. Fu rapidamente liberato per l'intervento del generale Leyers, l'uomo preposto da Albert Speer al controllo dell'industria italiana . Già nel novembre 1943 un manipolo di brigate nere aveva fatto irruzione nel suo studio a Dalmine minacciandolo e puntandogli i mitra al petto . Gli elementi più radicali del fascismo repubblicano accusavano i capi delle aziende di aver contrastato il conflitto, frenato la produzione bellica, appoggiato il colpo di stato del sovrano contro il duce il 25 luglio 1943, e di aiutare segretamente la resistenza. Non facevano alcuna differenza tra il settore privato e quello pubblico, diretto dall'Iri. Lo stesso Mussolini era in parte di questa opinione. In una conversazione con Rudolf Rahn, il plenipotenziario del Reich in Italia, egli aveva ribadito che i grandi industriali erano contrari alla guerra, ma che le imprese pubbliche erano state più leali verso il paese e il regime . Egli auspicava nel futuro la nazionalizzazione delle imprese strategiche a cominciare da quelle elettriche. L'Ansaldo scontava anche la comparazione con l'attività svolta durante la Grande Guerra, o meglio, con il mito che di questa avevano costruito i fratelli Perrone, quasi che il contributo dell'azienda fosse stata decisivo per consentire al paese di superare la crisi seguita a Caporetto e conseguire la vittoria nell'autunno 1918. In realtà erano completamente diverse le condizioni belliche. Allora le tattiche di difesa, supportate dalle mitragliatrici, dai reticolati e dalle trincee, prevalsero su quelle offensive, anche se gli stati maggiori tardarono ad intuirlo. La Grande Guerra, almeno sul fronte occidentale e quello alpino, si trasformò in un gigantesca guerra d'assedio e di materiali, basata sulle trincee, ove i contendenti si logorarono in un gigantesco assedio reciproco. L'Italia aveva goduto dei finanziamenti degli alleati, dei rifornimenti di merci garantiti dal controllo dei mari delle potenze dell'Intesa, seppur minacciati, fra il 1916 e il 1917, dall'efficacia della lotta subacquea dei sommergibili tedeschi, e dalla concessione di armamenti e licenze di produzione specialmente nel settore aeronautico. Il secondo conflitto mondiale fu una guerra di movimento su scala mondiale. L'esercito italiano fu impegnato nel deserto africano e nelle pianure russe, ove furono decisive le forze corazzate e l'aviazione. La tecnologia si evolse rapidamente, riducendo a pochi mesi i tempi di progettazione, collaudo e fabbricazione. L'industria nazionale non era in grado di sostenere una produzione di massa qualitativamente elevata, che sostituisse il materiale distrutto o logorato nei combattimenti, né, tanto meno, di ideare e mettere in linea velocemente nuovi armamenti, anche se talvolta, si registrarono buoni risultati, come nel settore degli aeroplani da caccia costruiti dalla Macchi, Fiat e Reggiane (ma sempre in piccoli numeri e troppo tardi perché potessero offrire un contributo significativo all'andamento delle operazioni). Inoltre la Germania non era in grado di sostenere adeguatamente né i rifornimenti di materie prime indispensabili né la concessione degli strumenti bellici più moderni che sarebbero stati necessari. Le carenze furono evidenti e decisive nei larghi spazi del deserto libico ed egiziano e della Russia. Prima della guerra il generale Pariani aveva concepito un incremento delle divisioni corazzate e la costruzione di nuovi tanks e autoblindo per operare nel Nord Africa, ma era rimasto inascoltato. Nello stato maggiore aveva prevalso il punto di vista di Badoglio, fedele all'esperienza della Grande Guerra. Si riteneva che il prossimo conflitto sarebbe stato contro la Francia e/o la Jugoslavia sul fronte alpino, e che i carri armati non sarebbero stati determinanti. L'esperienza dei conflitti d'Africa e di Spagna non apportò cambiamenti. Inoltre le risorse finanziarie furono piuttosto indirizzate verso la marina e, in parte, l'aviazione. L'obsolescenza delle tattiche e degli armamenti determinò gli insuccessi dell'esercito in Francia, Grecia e Cirenaica. Nello stesso tempo però accelerò il rinnovo degli impianti per cercare di sostenere lo sforzo bellico. L’incapacità del regime di orientare la pianificazione industriale lasciò ampi margini di libertà alle imprese. La strategia dell'Iri fu quella di utilizzare gli investimenti e le commesse militari soprattutto per completare quella modernizzazione intrapresa fin dalla fine degli anni Trenta per adeguare l’industria pubblica agli standard più evoluti in tema di standardizzazione e produzione di massa secondo una strategia di lungo periodo. Così, anche se non nelle stesse proporzioni del primo conflitto, anche il secondo generò una spinta verso la crescita della capacità produttiva e l'innovazione tecnologica. I risultati conseguiti avrebbero dispiegato pienamente i propri effetti solo nel dopoguerra, consolidando la vocazione di Genova verso l'industria pesante. Fu una svolta anche culturale, e Agostino Rocca, all'Ansaldo come alla Siac, fu certamente il protagonista principale di quella vicenda: come egli scrisse, la guerra era l’occasione ideale per modernizzare e razionalizzare le linee di fabbricazione, concentrandole in pochi grandi stabilimenti industriali .

Concepire una strategia industriale per il futuro. L'esperienza di Agostino Rocca all'Ansaldo e alla Siac di Genova durante la seconda guerra mondiale / Podesta', Gian Luca. - STAMPA. - (2019), pp. 109-129.

Concepire una strategia industriale per il futuro. L'esperienza di Agostino Rocca all'Ansaldo e alla Siac di Genova durante la seconda guerra mondiale

Gian Luca Podestà
2019-01-01

Abstract

Nella primavera 1944 Agostino Rocca, l'amministratore delegato dell'Ansaldo e della Dalmine, fu arrestato dalla polizia della Repubblica Sociale Italiana (Rsi) . Era accusato di sabotare la produzione bellica e di connivenza con i partigiani. Fu rapidamente liberato per l'intervento del generale Leyers, l'uomo preposto da Albert Speer al controllo dell'industria italiana . Già nel novembre 1943 un manipolo di brigate nere aveva fatto irruzione nel suo studio a Dalmine minacciandolo e puntandogli i mitra al petto . Gli elementi più radicali del fascismo repubblicano accusavano i capi delle aziende di aver contrastato il conflitto, frenato la produzione bellica, appoggiato il colpo di stato del sovrano contro il duce il 25 luglio 1943, e di aiutare segretamente la resistenza. Non facevano alcuna differenza tra il settore privato e quello pubblico, diretto dall'Iri. Lo stesso Mussolini era in parte di questa opinione. In una conversazione con Rudolf Rahn, il plenipotenziario del Reich in Italia, egli aveva ribadito che i grandi industriali erano contrari alla guerra, ma che le imprese pubbliche erano state più leali verso il paese e il regime . Egli auspicava nel futuro la nazionalizzazione delle imprese strategiche a cominciare da quelle elettriche. L'Ansaldo scontava anche la comparazione con l'attività svolta durante la Grande Guerra, o meglio, con il mito che di questa avevano costruito i fratelli Perrone, quasi che il contributo dell'azienda fosse stata decisivo per consentire al paese di superare la crisi seguita a Caporetto e conseguire la vittoria nell'autunno 1918. In realtà erano completamente diverse le condizioni belliche. Allora le tattiche di difesa, supportate dalle mitragliatrici, dai reticolati e dalle trincee, prevalsero su quelle offensive, anche se gli stati maggiori tardarono ad intuirlo. La Grande Guerra, almeno sul fronte occidentale e quello alpino, si trasformò in un gigantesca guerra d'assedio e di materiali, basata sulle trincee, ove i contendenti si logorarono in un gigantesco assedio reciproco. L'Italia aveva goduto dei finanziamenti degli alleati, dei rifornimenti di merci garantiti dal controllo dei mari delle potenze dell'Intesa, seppur minacciati, fra il 1916 e il 1917, dall'efficacia della lotta subacquea dei sommergibili tedeschi, e dalla concessione di armamenti e licenze di produzione specialmente nel settore aeronautico. Il secondo conflitto mondiale fu una guerra di movimento su scala mondiale. L'esercito italiano fu impegnato nel deserto africano e nelle pianure russe, ove furono decisive le forze corazzate e l'aviazione. La tecnologia si evolse rapidamente, riducendo a pochi mesi i tempi di progettazione, collaudo e fabbricazione. L'industria nazionale non era in grado di sostenere una produzione di massa qualitativamente elevata, che sostituisse il materiale distrutto o logorato nei combattimenti, né, tanto meno, di ideare e mettere in linea velocemente nuovi armamenti, anche se talvolta, si registrarono buoni risultati, come nel settore degli aeroplani da caccia costruiti dalla Macchi, Fiat e Reggiane (ma sempre in piccoli numeri e troppo tardi perché potessero offrire un contributo significativo all'andamento delle operazioni). Inoltre la Germania non era in grado di sostenere adeguatamente né i rifornimenti di materie prime indispensabili né la concessione degli strumenti bellici più moderni che sarebbero stati necessari. Le carenze furono evidenti e decisive nei larghi spazi del deserto libico ed egiziano e della Russia. Prima della guerra il generale Pariani aveva concepito un incremento delle divisioni corazzate e la costruzione di nuovi tanks e autoblindo per operare nel Nord Africa, ma era rimasto inascoltato. Nello stato maggiore aveva prevalso il punto di vista di Badoglio, fedele all'esperienza della Grande Guerra. Si riteneva che il prossimo conflitto sarebbe stato contro la Francia e/o la Jugoslavia sul fronte alpino, e che i carri armati non sarebbero stati determinanti. L'esperienza dei conflitti d'Africa e di Spagna non apportò cambiamenti. Inoltre le risorse finanziarie furono piuttosto indirizzate verso la marina e, in parte, l'aviazione. L'obsolescenza delle tattiche e degli armamenti determinò gli insuccessi dell'esercito in Francia, Grecia e Cirenaica. Nello stesso tempo però accelerò il rinnovo degli impianti per cercare di sostenere lo sforzo bellico. L’incapacità del regime di orientare la pianificazione industriale lasciò ampi margini di libertà alle imprese. La strategia dell'Iri fu quella di utilizzare gli investimenti e le commesse militari soprattutto per completare quella modernizzazione intrapresa fin dalla fine degli anni Trenta per adeguare l’industria pubblica agli standard più evoluti in tema di standardizzazione e produzione di massa secondo una strategia di lungo periodo. Così, anche se non nelle stesse proporzioni del primo conflitto, anche il secondo generò una spinta verso la crescita della capacità produttiva e l'innovazione tecnologica. I risultati conseguiti avrebbero dispiegato pienamente i propri effetti solo nel dopoguerra, consolidando la vocazione di Genova verso l'industria pesante. Fu una svolta anche culturale, e Agostino Rocca, all'Ansaldo come alla Siac, fu certamente il protagonista principale di quella vicenda: come egli scrisse, la guerra era l’occasione ideale per modernizzare e razionalizzare le linee di fabbricazione, concentrandole in pochi grandi stabilimenti industriali .
9788855030618
Concepire una strategia industriale per il futuro. L'esperienza di Agostino Rocca all'Ansaldo e alla Siac di Genova durante la seconda guerra mondiale / Podesta', Gian Luca. - STAMPA. - (2019), pp. 109-129.
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