La crisi del 1929 chiuse un eccezionale periodo di prosperità. Le conseguenze furono anche psicologiche. Un intero modo di vivere e di concepire i rapporti sociali tra cittadini e tra individui e stato dovette ripensarsi: l’American way of life venne messo in discussione. Per la prima volta dalla propria fondazione il paese subì una battuta d'arresto che mise in dubbio i fondamenti della società americana. Il pessimismo dilagò. Molti temettero una svolta autoritaria e la fine della democrazia. Questa crisi però pose le premesse per operare riforme radicali. Nel novembre 1932 la presidenza tornò ai democratici e spettò a Franklin Delano Roosevelt risollevare il paese dalla crisi (una figura di estrazione sociale e culturale profondamente diversa da Herbert Hoover: egli apparteneva all'alta società dell'East Coast, aveva studiato ad Harvard e alla Columbia, era stato senatore, vicesegretario alla Marina nell'amministrazione Wilson, candidato alla vicepresidenza alle elezioni del 1920 e infine governatore dello stato di New York). Il suo successo nelle presidenziali fu schiacciante, conseguendo 479 grandi elettori contro 59 a favore di Hoover (per la prima volta però i due candidati presentati dagli insignificanti partiti socialista e comunista ottennero complessivamente circa un milione di voti). Durante la campagna elettorale egli promise un nuovo corso senza però mai specificare effettivamente di cosa si trattasse. In realtà non esisteva nessuna linea ideologica se non quella di rompere decisamente con il laissez faire. Il suo approccio fu rigorosamente pragmatico, anche perché nell'interregno tra le elezioni e il suo accesso alla Casa Bianca la situazione peggiorò ulteriormente e fallirono ancora centinaia di banche. Assieme all'economia doveva essere rivitalizzato il morale della nazione. Perciò fin dal suo insediamento avviò la tradizione dei discorsi radiofonici che contribuirono a risollevare lo spirito dei cittadini. Le principali novità del suo insediamento consistettero: a) nella formazione di un brain trust di professori universitari, giornalisti e componenti del mondo della finanza la cui linea strategica era compendiabile nella volontà di esercitare un’azione rapida in breve tempo; b) nella raccolta di una impressionante mole di dati per potersi muovere con una base empirica; c) nella determinazione ad allontanarsi dall'ortodossia prevalente. I rilievi empirici fornirono risultati sorprendenti che posero le basi statistiche per smantellare il sistema classico di cui furono invalidati i presupposti teorici. Nel saggio di Adolfe Berle e Gardiner Means pubblicato nel 1932, per esempio, emerse che l’industria statunitense non era concorrenziale, ma altamente concentrata e oligopolistica. Nel contempo venne sollevata la questione della separazione tra la proprietà dell'azienda e la gestione, e quindi del latente conflitto tra preponente e agente. Ne conseguì: 1) che l’imprenditore non governava l’impresa; 2) fu messo in dubbio che la massimizzazione del profitto fosse ancora un obiettivo realisticamente perseguito o piuttosto che il manager gli anteponesse dei propri fini speciali; 3) posto che la concorrenza in realtà era inesistente allora gli strumenti dell’economia classica non servivano più. Nei primi cento giorni di governo la nuova amministrazione si distinse per una produttività eccezionale, emanando una nuova legge ogni tre giorni. Il New Deal si articolò in due fasi: la prima, nel triennio 1933-1935, fu prettamente economica, mentre la seconda, tra il 1935 e il 1938, fu caratterizzata da una maggiore attenzione alle politiche sociali. Il primo obbiettivo fu quello di iniettare liquidità nel sistema economico (indispensabile perché non ne circolava più e gli americani si arrangiavano con monete straniere, francobolli e altro). Roosevelt emanò l'Holiday Banking che determinò la chiusura di tutte le banche degli Stati Uniti per tre giorni (un provvedimento a cui si era opposto durante la presidenza Hoover). Il provvedimento doveva valutare la solvibilità degli istituti di credito, e solo quelli che superavano i test avrebbero ricevuto gli aiuti statali. Perciò le banche risanabili, furono dotate di liquidità e re-immesse sul mercato, mentre le altre furono definitivamente chiuse. Contestualmente il Congresso approvò (in sole quattro ore) l'Emergency Banking Act che concedeva al presidente pieni poteri in materia finanziaria. Roosevelt sfruttò anche una istituzione creata dall'amministrazione precedente come la Reconstruction Finance Corporation per acquistare azioni e obbligazioni delle banche (più tardi essa procedette anche a supportare le amministrazioni locali, e le imprese). L'atto più importante per la regolazione del sistema creditizio fu l'emanazione nel 1933 del Glass-Steagall Banking Act che separava le banche commerciali, riservando loro solo il credito a breve termine, da quelle di investimento, specializzate invece in quello a medio-lungo e nelle operazioni di borsa. Inoltre esso proibì alle banche di detenere, collocare, vendere o comperare titoli di imprese private: la commissione istituita dal Senato, presieduta da Ferdinand Pecora, aveva accertato che alcune banche avevano collocato i titoli tossici presso i risparmiatori, utilizzando i ricavi per ripianare i debiti delle aziende. La legge istituì anche una garanzia obbligatoria sui depositi, introducendo l’assicurazione federale per quelli fino a 2.500 dollari (in Italia il fondo interbancario a tutela dei depositi fu introdotto solo nel 1987 su base volontaria). Per assicurare maggiore trasparenza alla speculazione di borsa nel 1934 fu emanato il Security Exchange Act. Esso era volto a impedire l'insider trading e le manipolazioni del mercato. Contestualmente fu istituita la Security and Exchange Commission (SEC) che doveva controllare l'attività della borsa. Fu disposto che essa valutasse il lancio di ogni nuovo titolo che chiedesse di entrare al New York Stock Exchange. Anche se all'inizio il giudizio non fu vincolante, costituì comunque un efficace deterrente all'accesso sul mercato di titoli di imprese fittizie o non in grado di offrire garanzie reali. Più tardi la commissione ottenne, oltre al diritto del controllo, anche la facoltà di liquidare le holding che non rispettassero i vincoli determinati dalle nuove normative. Naturalmente, secondo il presidente, la rivitalizzazione dell'economia americana non poteva prescindere dalla sospensione del gold standard e dall'auspicata svalutazione della moneta per rilanciare i prezzi interni e le esportazioni verso l'estero. Nella primavera 1933 ci fu praticamente l’uscita dal sistema aureo. L'oro fu ritirato dal mercato, se ne vietò l'esportazione, e fu sancito l'obbligo per chi lo deteneva di venderlo alla Federal Reserve a prezzo politico. Inoltre fu autorizzata l'immissione nel sistema monetario di una nuova quantità di dollari fino a 3.000 milioni, privi della copertura aurea, nonché la coniazione di argento fino al 25% della massa monetaria complessiva. Quest'ultima misura, volta anche a stimolare la ripresa dei giacimenti dell'Ovest, generò un aumento dei prezzi dell'argento che colpì, in particolare, paesi come il Messico e la Cina, il cui sistema monetario si basava su quel metallo, e che videro rarefarsi la quantità di numerario a causa dell'aumento del prezzo indotto dalla politica degli Stati Uniti. In meno di un anno il dollaro si svalutò della metà circa. I due progetti più ambiziosi della nuova amministrazione furono l'Agricultural Adjustement Act (AAA) e il National Recovery Act (NRA). Nel settore agricolo l’intervento fu indirizzato verso due obbiettivi: il sostegno artificiale ai prezzi interni e la loro separazione rispetto a quelli correnti sul mercato mondiale. Il governo supportò anche le esportazioni a prezzi inferiori ai costi di produzione. Furono concessi finanziamenti a chi riduceva la superficie coltivabile. Così il mercato interno fu protetto da tariffe elevate. L'amministrazione Roosevelt inaugurò un modello di politica agricola che ancora oggi è quella tipica degli Stati Uniti, e successivamente sarebbe stata adottata in tutti i paesi industriali con la conseguenza che l’unico settore che naturalmente si avvicinava al modello teorico neoclassico della concorrenza perfetta non sarebbe mai più stato libero di operare in quei termini. A differenza dell'industria, in agricoltura le imprese sono price taker e nessuna può avere una significativa influenza sulla formazione del prezzo. Allo stesso modo funziona oggi la politica europea che impegna circa il 30% del bilancio comunitario a favore del settore primario. In pratica per sostenere la produzione si stabiliscono sussidi e un meccanismo di responsabilità collettiva per cui i paesi che importano i prodotti agricoli da fuori devono sovvenzionare le esportazioni degli altri. L'Agricultural Adjustement Act fu criticato perché generò una contrazione della coltivazione del cotone pari a circa 1/4 del totale, e provocò l'uccisione di sei milioni di suini, ma, in generale, conseguì gli obbiettivi prefissati. Il National Recovery Act era volto a regolare i prezzi e la produzione del settore industriale, nonché a garantire il livello dei salari dei lavoratori, fissare gli orari di produzione, e assicurare i diritti sindacali. Lo scopo più ambizioso era quello di eliminare la concorrenza e riavviare la crescita degli investimenti e dei consumi. In realtà il progetto fu impopolare sia presso gli industriali (come Henry Ford, per esempio) perché limitava la libertà delle imprese, sia presso i sindacati e i consumatori poiché stimolava artificialmente l'aumento del prezzo delle merci. Ove fu applicato non generò né una crescita significativa della produzione né dell'occupazione. Negli Stati Uniti inoltre venne varato un imponente piano di lavori pubblici, Ma il provvedimento più celebre del presidente, quello che ne consacrò il mito, fu certamente la creazione della Tennessee Valley Authority (TVA) nel 1933. Il progetto, che sarebbe divenuto un modello per il futuro (la Cassa per il Mezzogiorno in Italia fu plasmata sulla TVA), prevedeva la trasformazione economica di un'area depressa bonificandola e dotandola delle infrastrutture necessarie, come le dighe sul fiume Tennessee, per produrre energia a basso costo (a un prezzo politico) per avviare lo sviluppo industriale. Per Roosevelt si trattava di uno strumento di incivilimento di una popolazione rurale rimasta ancora ai margini della moderna società americana. I lavori pubblici, che furono organizzati da alcune agenzie pubbliche, di cui la più famosa fu la Public Work Administration (PWA, occuparono circa 1/3 dei disoccupati). Il programma promosse la costruzione di strade e di altre infrastrutture civili (ponti, aeroporti ed edifici pubblici). Nel 1935 e nel 1936 la Corte Suprema decretò l'incostituzionalità del NRA e dell'AAA perché infrangevano la libertà economica. Il primo fu abbandonato, mentre il secondo fu modificato in modo da garantire gli stessi obbiettivi di contrazione della coltivazione e di supporto dei prezzi senza incorrere nuovamente nelle sanzioni della magistratura più alta. Il bilancio del New Deal è ambiguo. E' indiscutibile che Roosevelt rivitalizzò lo spirito della nazione e invertì la caduta degli indicatori economici. La sua popolarità non ebbe eguali nel XX secolo, e il suo mito eguagliò quello di Washington e Lincoln (fu rieletto anche nel 1936, 1940 e 1944, e nel dopoguerra fu istituito il vincolo dei due mandati). Ma i risultati economici non furono pari alle attese. Nel 1937, allorché fu ridotta la spesa pubblica per diminuire il deficit del bilancio statale, si innescò una nuova recessione. Nel 1939 i prezzi erano ancora inferiori ai livelli del 1929. L'economia americana ripartì di slancio solo grazie all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. L'eredità più significativa, accolta dai paesi occidentali dopo il conflitto, fu quella di aver dimostrato che lo stato regolatore e la democrazia erano compatibili (anche se i repubblicani consideravano Roosevelt un dittatore e il New Deal come un'ideologia totalitaria). Con il New Deal si creò una terza via tra capitalismo concorrenziale e dirigismo economico comunista e fascista, in cui lo stato svolgeva un ruolo da protagonista nello stimolare la domanda aggregata, intervenendo con misure di sostegno ai redditi fondate su un imponente ricorso alla spesa pubblica, e abbandonando il dogma del pareggio di bilancio a favore di una politica di deficit spending. La spesa pubblica assunse il ruolo di regolatore del sistema e lo stato apprese l’uso della leva monetaria per stabilizzare l’economia e conseguire la piena occupazione.

Lo stato interventista / Podesta', Gian Luca. - STAMPA. - (2017), pp. 183-197.

Lo stato interventista

PODESTA', Gian Luca
2017-01-01

Abstract

La crisi del 1929 chiuse un eccezionale periodo di prosperità. Le conseguenze furono anche psicologiche. Un intero modo di vivere e di concepire i rapporti sociali tra cittadini e tra individui e stato dovette ripensarsi: l’American way of life venne messo in discussione. Per la prima volta dalla propria fondazione il paese subì una battuta d'arresto che mise in dubbio i fondamenti della società americana. Il pessimismo dilagò. Molti temettero una svolta autoritaria e la fine della democrazia. Questa crisi però pose le premesse per operare riforme radicali. Nel novembre 1932 la presidenza tornò ai democratici e spettò a Franklin Delano Roosevelt risollevare il paese dalla crisi (una figura di estrazione sociale e culturale profondamente diversa da Herbert Hoover: egli apparteneva all'alta società dell'East Coast, aveva studiato ad Harvard e alla Columbia, era stato senatore, vicesegretario alla Marina nell'amministrazione Wilson, candidato alla vicepresidenza alle elezioni del 1920 e infine governatore dello stato di New York). Il suo successo nelle presidenziali fu schiacciante, conseguendo 479 grandi elettori contro 59 a favore di Hoover (per la prima volta però i due candidati presentati dagli insignificanti partiti socialista e comunista ottennero complessivamente circa un milione di voti). Durante la campagna elettorale egli promise un nuovo corso senza però mai specificare effettivamente di cosa si trattasse. In realtà non esisteva nessuna linea ideologica se non quella di rompere decisamente con il laissez faire. Il suo approccio fu rigorosamente pragmatico, anche perché nell'interregno tra le elezioni e il suo accesso alla Casa Bianca la situazione peggiorò ulteriormente e fallirono ancora centinaia di banche. Assieme all'economia doveva essere rivitalizzato il morale della nazione. Perciò fin dal suo insediamento avviò la tradizione dei discorsi radiofonici che contribuirono a risollevare lo spirito dei cittadini. Le principali novità del suo insediamento consistettero: a) nella formazione di un brain trust di professori universitari, giornalisti e componenti del mondo della finanza la cui linea strategica era compendiabile nella volontà di esercitare un’azione rapida in breve tempo; b) nella raccolta di una impressionante mole di dati per potersi muovere con una base empirica; c) nella determinazione ad allontanarsi dall'ortodossia prevalente. I rilievi empirici fornirono risultati sorprendenti che posero le basi statistiche per smantellare il sistema classico di cui furono invalidati i presupposti teorici. Nel saggio di Adolfe Berle e Gardiner Means pubblicato nel 1932, per esempio, emerse che l’industria statunitense non era concorrenziale, ma altamente concentrata e oligopolistica. Nel contempo venne sollevata la questione della separazione tra la proprietà dell'azienda e la gestione, e quindi del latente conflitto tra preponente e agente. Ne conseguì: 1) che l’imprenditore non governava l’impresa; 2) fu messo in dubbio che la massimizzazione del profitto fosse ancora un obiettivo realisticamente perseguito o piuttosto che il manager gli anteponesse dei propri fini speciali; 3) posto che la concorrenza in realtà era inesistente allora gli strumenti dell’economia classica non servivano più. Nei primi cento giorni di governo la nuova amministrazione si distinse per una produttività eccezionale, emanando una nuova legge ogni tre giorni. Il New Deal si articolò in due fasi: la prima, nel triennio 1933-1935, fu prettamente economica, mentre la seconda, tra il 1935 e il 1938, fu caratterizzata da una maggiore attenzione alle politiche sociali. Il primo obbiettivo fu quello di iniettare liquidità nel sistema economico (indispensabile perché non ne circolava più e gli americani si arrangiavano con monete straniere, francobolli e altro). Roosevelt emanò l'Holiday Banking che determinò la chiusura di tutte le banche degli Stati Uniti per tre giorni (un provvedimento a cui si era opposto durante la presidenza Hoover). Il provvedimento doveva valutare la solvibilità degli istituti di credito, e solo quelli che superavano i test avrebbero ricevuto gli aiuti statali. Perciò le banche risanabili, furono dotate di liquidità e re-immesse sul mercato, mentre le altre furono definitivamente chiuse. Contestualmente il Congresso approvò (in sole quattro ore) l'Emergency Banking Act che concedeva al presidente pieni poteri in materia finanziaria. Roosevelt sfruttò anche una istituzione creata dall'amministrazione precedente come la Reconstruction Finance Corporation per acquistare azioni e obbligazioni delle banche (più tardi essa procedette anche a supportare le amministrazioni locali, e le imprese). L'atto più importante per la regolazione del sistema creditizio fu l'emanazione nel 1933 del Glass-Steagall Banking Act che separava le banche commerciali, riservando loro solo il credito a breve termine, da quelle di investimento, specializzate invece in quello a medio-lungo e nelle operazioni di borsa. Inoltre esso proibì alle banche di detenere, collocare, vendere o comperare titoli di imprese private: la commissione istituita dal Senato, presieduta da Ferdinand Pecora, aveva accertato che alcune banche avevano collocato i titoli tossici presso i risparmiatori, utilizzando i ricavi per ripianare i debiti delle aziende. La legge istituì anche una garanzia obbligatoria sui depositi, introducendo l’assicurazione federale per quelli fino a 2.500 dollari (in Italia il fondo interbancario a tutela dei depositi fu introdotto solo nel 1987 su base volontaria). Per assicurare maggiore trasparenza alla speculazione di borsa nel 1934 fu emanato il Security Exchange Act. Esso era volto a impedire l'insider trading e le manipolazioni del mercato. Contestualmente fu istituita la Security and Exchange Commission (SEC) che doveva controllare l'attività della borsa. Fu disposto che essa valutasse il lancio di ogni nuovo titolo che chiedesse di entrare al New York Stock Exchange. Anche se all'inizio il giudizio non fu vincolante, costituì comunque un efficace deterrente all'accesso sul mercato di titoli di imprese fittizie o non in grado di offrire garanzie reali. Più tardi la commissione ottenne, oltre al diritto del controllo, anche la facoltà di liquidare le holding che non rispettassero i vincoli determinati dalle nuove normative. Naturalmente, secondo il presidente, la rivitalizzazione dell'economia americana non poteva prescindere dalla sospensione del gold standard e dall'auspicata svalutazione della moneta per rilanciare i prezzi interni e le esportazioni verso l'estero. Nella primavera 1933 ci fu praticamente l’uscita dal sistema aureo. L'oro fu ritirato dal mercato, se ne vietò l'esportazione, e fu sancito l'obbligo per chi lo deteneva di venderlo alla Federal Reserve a prezzo politico. Inoltre fu autorizzata l'immissione nel sistema monetario di una nuova quantità di dollari fino a 3.000 milioni, privi della copertura aurea, nonché la coniazione di argento fino al 25% della massa monetaria complessiva. Quest'ultima misura, volta anche a stimolare la ripresa dei giacimenti dell'Ovest, generò un aumento dei prezzi dell'argento che colpì, in particolare, paesi come il Messico e la Cina, il cui sistema monetario si basava su quel metallo, e che videro rarefarsi la quantità di numerario a causa dell'aumento del prezzo indotto dalla politica degli Stati Uniti. In meno di un anno il dollaro si svalutò della metà circa. I due progetti più ambiziosi della nuova amministrazione furono l'Agricultural Adjustement Act (AAA) e il National Recovery Act (NRA). Nel settore agricolo l’intervento fu indirizzato verso due obbiettivi: il sostegno artificiale ai prezzi interni e la loro separazione rispetto a quelli correnti sul mercato mondiale. Il governo supportò anche le esportazioni a prezzi inferiori ai costi di produzione. Furono concessi finanziamenti a chi riduceva la superficie coltivabile. Così il mercato interno fu protetto da tariffe elevate. L'amministrazione Roosevelt inaugurò un modello di politica agricola che ancora oggi è quella tipica degli Stati Uniti, e successivamente sarebbe stata adottata in tutti i paesi industriali con la conseguenza che l’unico settore che naturalmente si avvicinava al modello teorico neoclassico della concorrenza perfetta non sarebbe mai più stato libero di operare in quei termini. A differenza dell'industria, in agricoltura le imprese sono price taker e nessuna può avere una significativa influenza sulla formazione del prezzo. Allo stesso modo funziona oggi la politica europea che impegna circa il 30% del bilancio comunitario a favore del settore primario. In pratica per sostenere la produzione si stabiliscono sussidi e un meccanismo di responsabilità collettiva per cui i paesi che importano i prodotti agricoli da fuori devono sovvenzionare le esportazioni degli altri. L'Agricultural Adjustement Act fu criticato perché generò una contrazione della coltivazione del cotone pari a circa 1/4 del totale, e provocò l'uccisione di sei milioni di suini, ma, in generale, conseguì gli obbiettivi prefissati. Il National Recovery Act era volto a regolare i prezzi e la produzione del settore industriale, nonché a garantire il livello dei salari dei lavoratori, fissare gli orari di produzione, e assicurare i diritti sindacali. Lo scopo più ambizioso era quello di eliminare la concorrenza e riavviare la crescita degli investimenti e dei consumi. In realtà il progetto fu impopolare sia presso gli industriali (come Henry Ford, per esempio) perché limitava la libertà delle imprese, sia presso i sindacati e i consumatori poiché stimolava artificialmente l'aumento del prezzo delle merci. Ove fu applicato non generò né una crescita significativa della produzione né dell'occupazione. Negli Stati Uniti inoltre venne varato un imponente piano di lavori pubblici, Ma il provvedimento più celebre del presidente, quello che ne consacrò il mito, fu certamente la creazione della Tennessee Valley Authority (TVA) nel 1933. Il progetto, che sarebbe divenuto un modello per il futuro (la Cassa per il Mezzogiorno in Italia fu plasmata sulla TVA), prevedeva la trasformazione economica di un'area depressa bonificandola e dotandola delle infrastrutture necessarie, come le dighe sul fiume Tennessee, per produrre energia a basso costo (a un prezzo politico) per avviare lo sviluppo industriale. Per Roosevelt si trattava di uno strumento di incivilimento di una popolazione rurale rimasta ancora ai margini della moderna società americana. I lavori pubblici, che furono organizzati da alcune agenzie pubbliche, di cui la più famosa fu la Public Work Administration (PWA, occuparono circa 1/3 dei disoccupati). Il programma promosse la costruzione di strade e di altre infrastrutture civili (ponti, aeroporti ed edifici pubblici). Nel 1935 e nel 1936 la Corte Suprema decretò l'incostituzionalità del NRA e dell'AAA perché infrangevano la libertà economica. Il primo fu abbandonato, mentre il secondo fu modificato in modo da garantire gli stessi obbiettivi di contrazione della coltivazione e di supporto dei prezzi senza incorrere nuovamente nelle sanzioni della magistratura più alta. Il bilancio del New Deal è ambiguo. E' indiscutibile che Roosevelt rivitalizzò lo spirito della nazione e invertì la caduta degli indicatori economici. La sua popolarità non ebbe eguali nel XX secolo, e il suo mito eguagliò quello di Washington e Lincoln (fu rieletto anche nel 1936, 1940 e 1944, e nel dopoguerra fu istituito il vincolo dei due mandati). Ma i risultati economici non furono pari alle attese. Nel 1937, allorché fu ridotta la spesa pubblica per diminuire il deficit del bilancio statale, si innescò una nuova recessione. Nel 1939 i prezzi erano ancora inferiori ai livelli del 1929. L'economia americana ripartì di slancio solo grazie all'inizio della Seconda Guerra Mondiale. L'eredità più significativa, accolta dai paesi occidentali dopo il conflitto, fu quella di aver dimostrato che lo stato regolatore e la democrazia erano compatibili (anche se i repubblicani consideravano Roosevelt un dittatore e il New Deal come un'ideologia totalitaria). Con il New Deal si creò una terza via tra capitalismo concorrenziale e dirigismo economico comunista e fascista, in cui lo stato svolgeva un ruolo da protagonista nello stimolare la domanda aggregata, intervenendo con misure di sostegno ai redditi fondate su un imponente ricorso alla spesa pubblica, e abbandonando il dogma del pareggio di bilancio a favore di una politica di deficit spending. La spesa pubblica assunse il ruolo di regolatore del sistema e lo stato apprese l’uso della leva monetaria per stabilizzare l’economia e conseguire la piena occupazione.
9788892107595
Lo stato interventista / Podesta', Gian Luca. - STAMPA. - (2017), pp. 183-197.
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