The essay analyses the role of drawing in the design process of Roberto Gabetti and Aimaro Isola, starting from the allegorical text Sulla schiena del drago (1977), in which the two architects encapsulated twelve years of activity through a drawn rather than written representation. The author reads the drawing of Gabetti and Isola as a fundamental epistemic tool — a means to begin, to overcome the paralysis of the blank page, to translate ideas into built forms starting from history and context — and places it within the broader tradition of a group of postwar Italian "architect-writers or artist-scholars" (Aymonino, Canella, Rossi, Portoghesi) united by the use of drawing as a form of theoretical-practical reflection. The theme of the "dragon's back" — the line between built form and sky, between artifice and nature — is identified as a recurring compositional hallmark throughout the entire work of Gabetti and Isola, from the Bottega d'Erasmo to the great Piedmontese roofscapes, to the landscape-roofs of the FIAT headquarters. The essay ultimately situates the peculiarity of their position within the Turinese cultural context, marked by the unity of polytechnic and encyclopaedic knowledge.

Il saggio analizza il ruolo del disegno nel percorso progettuale di Roberto Gabetti e Aimaro Isola, a partire dal testo allegorico Sulla schiena del drago (1977), in cui i due architetti compendiarono dodici anni di attività attraverso una rappresentazione disegnata piuttosto che scritta. L'autore legge il disegno di Gabetti e Isola come strumento epistemico fondamentale — mezzo per iniziare, per vincere il blocco del foglio bianco, per tradurre idee in forme costruite a partire dalla storia e dal contesto — e lo inscrive nella più ampia tradizione di un gruppo di «architetti-scrittori o artisti-studiosi» del dopoguerra italiano (Aymonino, Canella, Rossi, Portoghesi) accomunati dall'uso del disegno come forma di riflessione teorico-pratica. Il tema della "cresta del drago" — la linea tra costruito e cielo, tra artificio e natura — viene riconosciuto come cifra compositiva ricorrente nell'intera opera di Gabetti e Isola, dalla Bottega d'Erasmo ai grandi tetti delle architetture piemontesi, sino alle coperture-paesaggio del Centro direzionale FIAT. Il saggio colloca infine la peculiarità della loro posizione nel contesto culturale torinese, segnato dall'unità di sapere politecnico ed enciclopedico.

Il disegno per il progetto. Note su Gabetti e isola / Prandi, Enrico. - STAMPA. - 1:(2017), pp. 356-363.

Il disegno per il progetto. Note su Gabetti e isola

PRANDI, Enrico
2017-01-01

Abstract

The essay analyses the role of drawing in the design process of Roberto Gabetti and Aimaro Isola, starting from the allegorical text Sulla schiena del drago (1977), in which the two architects encapsulated twelve years of activity through a drawn rather than written representation. The author reads the drawing of Gabetti and Isola as a fundamental epistemic tool — a means to begin, to overcome the paralysis of the blank page, to translate ideas into built forms starting from history and context — and places it within the broader tradition of a group of postwar Italian "architect-writers or artist-scholars" (Aymonino, Canella, Rossi, Portoghesi) united by the use of drawing as a form of theoretical-practical reflection. The theme of the "dragon's back" — the line between built form and sky, between artifice and nature — is identified as a recurring compositional hallmark throughout the entire work of Gabetti and Isola, from the Bottega d'Erasmo to the great Piedmontese roofscapes, to the landscape-roofs of the FIAT headquarters. The essay ultimately situates the peculiarity of their position within the Turinese cultural context, marked by the unity of polytechnic and encyclopaedic knowledge.
2017
9788891753960
Il saggio analizza il ruolo del disegno nel percorso progettuale di Roberto Gabetti e Aimaro Isola, a partire dal testo allegorico Sulla schiena del drago (1977), in cui i due architetti compendiarono dodici anni di attività attraverso una rappresentazione disegnata piuttosto che scritta. L'autore legge il disegno di Gabetti e Isola come strumento epistemico fondamentale — mezzo per iniziare, per vincere il blocco del foglio bianco, per tradurre idee in forme costruite a partire dalla storia e dal contesto — e lo inscrive nella più ampia tradizione di un gruppo di «architetti-scrittori o artisti-studiosi» del dopoguerra italiano (Aymonino, Canella, Rossi, Portoghesi) accomunati dall'uso del disegno come forma di riflessione teorico-pratica. Il tema della "cresta del drago" — la linea tra costruito e cielo, tra artificio e natura — viene riconosciuto come cifra compositiva ricorrente nell'intera opera di Gabetti e Isola, dalla Bottega d'Erasmo ai grandi tetti delle architetture piemontesi, sino alle coperture-paesaggio del Centro direzionale FIAT. Il saggio colloca infine la peculiarità della loro posizione nel contesto culturale torinese, segnato dall'unità di sapere politecnico ed enciclopedico.
Il disegno per il progetto. Note su Gabetti e isola / Prandi, Enrico. - STAMPA. - 1:(2017), pp. 356-363.
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