The volume offers a systematic study of the linear city as a design and theoretical category in twentieth-century architecture and urban planning, from the founding experience of Arturo Soria y Mata to the neo-avant-garde experiments of the 1970s. Through a methodology of classification by compositional macro-actions, the text analyses and groups plans and projects according to morphological criteria — linear foundation, rationalisation, transposition, integration, substitution — identifying in European and American experiences (from Leonidov to Sert, from Wright to Hilberseimer, from Soleri to Superstudio, from Tange to Friedman) a coherent field of disciplinary reflection. The book explores the linear city as a tool for understanding the real city, examining both founding models and projects for existing urban fabric, metropolitan corridors, regionalisation and contemporary polycentric configurations. The case of CittàEmilia — the linear system of cities along the Via Emilia — constitutes the final theoretical and design testing ground. The work contributes to the disciplinary corpus of urban architecture, in the tradition of studies that see the urban project as a tool for understanding and transforming the existing city.

Dalla Quarta di copertina: Cosa hanno in comune il progetto di Leonidov per Magnitogorsk, la città “a misura d’uomo” di Sert fino alle esperienze più estreme e radicali di Marcello D’Olivo, Paolo Soleri o Luigi Pellegrin? Cosa accomuna il paradigma europeo della città ideale alle esperienze americane di Richard Neutra o ai piani di Hilberseimer per una città orizzontale decentratata? O ancora qual è il comune denominatore tra le città di Wright, di Yona Friedman, di Superstudio o Tange? A partire dalla premessa indispensabile costituita da Arturo Soria y Mata, questo libro ritrova nella “città lineare” il concetto in grado di misurare la distanza tra progetti molto diversi tra loro nello spazio e nel tempo e di recuperarli (perché di molti di essi si erano perse le tracce) sincronicamente a una dimensione operativa. L’operatività risiede innanzitutto nell’approccio disincantato e antipregiudiziale che analizza i progetti come fatti suscettibili di una classificazione di tipo tecnico-compositivo (fondazione, razionalizzazione, trasposizione, integrazione, sostituzione, ecc.) e per ambiti tematici generali, ma sufficientemente precisati da costituire il campo delle possibilità finite di organizzare “linearmente” la città nuova o la città esistente (la linearità nei piani di espansione, la regionalizzazione, i corridoi metropolitani, la linearità per la città costruita). L’intervento sulla città costruita o quelle configurazioni lineari che rimettono in gioco il rapporto tra città esistenti costituiscono certamente il contributo più utile per il progetto della città presente-futura e concorrono ad ampliare quel “corpus” specifico della disciplina che si rigenera continuamente nel rapporto tra architettura e città.

L'architettura della città lineare / Prandi, Enrico. - STAMPA. - 1:(2016), pp. 1-430.

L'architettura della città lineare

PRANDI, Enrico
2016-01-01

Abstract

The volume offers a systematic study of the linear city as a design and theoretical category in twentieth-century architecture and urban planning, from the founding experience of Arturo Soria y Mata to the neo-avant-garde experiments of the 1970s. Through a methodology of classification by compositional macro-actions, the text analyses and groups plans and projects according to morphological criteria — linear foundation, rationalisation, transposition, integration, substitution — identifying in European and American experiences (from Leonidov to Sert, from Wright to Hilberseimer, from Soleri to Superstudio, from Tange to Friedman) a coherent field of disciplinary reflection. The book explores the linear city as a tool for understanding the real city, examining both founding models and projects for existing urban fabric, metropolitan corridors, regionalisation and contemporary polycentric configurations. The case of CittàEmilia — the linear system of cities along the Via Emilia — constitutes the final theoretical and design testing ground. The work contributes to the disciplinary corpus of urban architecture, in the tradition of studies that see the urban project as a tool for understanding and transforming the existing city.
2016
978-88-917-5003-7
8891750034
Dalla Quarta di copertina: Cosa hanno in comune il progetto di Leonidov per Magnitogorsk, la città “a misura d’uomo” di Sert fino alle esperienze più estreme e radicali di Marcello D’Olivo, Paolo Soleri o Luigi Pellegrin? Cosa accomuna il paradigma europeo della città ideale alle esperienze americane di Richard Neutra o ai piani di Hilberseimer per una città orizzontale decentratata? O ancora qual è il comune denominatore tra le città di Wright, di Yona Friedman, di Superstudio o Tange? A partire dalla premessa indispensabile costituita da Arturo Soria y Mata, questo libro ritrova nella “città lineare” il concetto in grado di misurare la distanza tra progetti molto diversi tra loro nello spazio e nel tempo e di recuperarli (perché di molti di essi si erano perse le tracce) sincronicamente a una dimensione operativa. L’operatività risiede innanzitutto nell’approccio disincantato e antipregiudiziale che analizza i progetti come fatti suscettibili di una classificazione di tipo tecnico-compositivo (fondazione, razionalizzazione, trasposizione, integrazione, sostituzione, ecc.) e per ambiti tematici generali, ma sufficientemente precisati da costituire il campo delle possibilità finite di organizzare “linearmente” la città nuova o la città esistente (la linearità nei piani di espansione, la regionalizzazione, i corridoi metropolitani, la linearità per la città costruita). L’intervento sulla città costruita o quelle configurazioni lineari che rimettono in gioco il rapporto tra città esistenti costituiscono certamente il contributo più utile per il progetto della città presente-futura e concorrono ad ampliare quel “corpus” specifico della disciplina che si rigenera continuamente nel rapporto tra architettura e città.
Il volume affronta lo studio sistematico della città lineare come categoria progettuale e teorica nell'architettura e nell'urbanistica del Novecento, dall'esperienza fondativa di Arturo Soria y Mata fino alle sperimentazioni delle neoavanguardie degli anni Settanta. Attraverso una metodologia di classificazione per macroazioni compositive, il testo analizza e raggruppa piani e progetti secondo criteri di prevalenza morfologica — linearità di fondazione, razionalizzazione, trasposizione, integrazione, sostituzione — individuando nelle esperienze europee e americane (da Leonidov a Sert, da Wright a Hilberseimer, da Soleri a Superstudio, da Tange a Friedman) un campo coerente di riflessione disciplinare. Il libro esplora la città lineare come strumento di conoscenza della città reale, analizzando tanto i modelli di fondazione quanto i progetti di parti di città costruita, i corridoi metropolitani, la regionalizzazione e le configurazioni policentriche contemporanee. Il caso della CittàEmilia — il sistema lineare di città della Via Emilia — costituisce il terreno di verifica teorica e progettuale conclusivo. L'opera si propone come contributo al corpus disciplinare dell'architettura della città, nella tradizione degli studi che vedono il progetto urbano come strumento di conoscenza e trasformazione della città esistente.
L'architettura della città lineare / Prandi, Enrico. - STAMPA. - 1:(2016), pp. 1-430.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/2819389
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