Il presente studio è rivolto a determinare le condizioni di legittimità di una teoria generale dei valori, considerata come un dominio dotato di tratti identificativi tali da renderne possibile una sua trattazione autonoma. In maniera non sempre evidente, tanto la nozione di “validità” quanto quella di “valore” rappresentano il sostrato teorico condiviso da prospettive di ricerca distinte che condividono però la tendenza a soffermarsi su specifiche forme di riferimento intenzionale in cui il soggetto conoscente si relaziona a un oggetto – nell’accezione del termine più ampia possibile. É questo il nucleo concettuale delle riflessioni proposte dagli autori che, a vario titolo e premessi i distinguo del caso, appartengono alla “tradizione fenomenologica moderna” . In questo senso l’interesse di metà Ottocento per il problema del valore scaturisce dalla necessità di trovare un punto d’incontro tra criteri normativi universalmente validi e il bisogno di definire in maniera evidente il processo gnoseologico che permette di conoscere, e quindi di legittimare, queste regole utilizzando un metodo di ricerca imprescindibilmente fondato sul momento empirico-intuitivo.Nello specifico nel primo capitolo viene sviluppata la genesi di quella che potrebbe essere definita “analisi psicologica dell’esperienza del valore” che emerge dalla classificazione delle attività psichiche di Franz Brentano. L’idea che anche le emozioni possiedano una natura intenzionale permette, all’autore della Psicologia dal punto di vista empirico, di ricondurre la correttezza morale di un determinato valore a un atto di preferenza: se dal punto di vista classificatorio le valutazioni individuano una classe di fenomeni indipendente, dal punto vista processuale, la tesi di Brentano è che non può esserci valutazione che non sia fondata su una rappresentazione. Ciò comporta la necessità di descrivere in maniera puntuale le modalità d’interazione tra attività psichiche di livello differente e conduce a una forma sui generis di realismo morale. Il secondo capitolo è dedicato alle riflessioni sulla psicologia dell’esperienza del valore proposte da Meinong e da Ehrenfels, con particolare riguardo alla possibile collocazione delle valutazioni all’interno di una “teoria dell’oggetto”; dal punto di vista formale, infatti, la possibilità di sviluppare una teoria generale del valore possiede significative assonanze con l’idea di una scienza dell’oggetto in quanto tale anche se, ovviamente, “l’oggetto valore” è soltanto una tra le molteplici forme possibili di oggettualità. L’apparato concettuale proposto da Meinong, essendo dotato di un’articolazione teorica e metodologica molto più specifica rispetto a quella brentaniana, si dimostra particolarmente proficuo anche per analizzare problematiche di ordine etico-valutativo. La suddivisione delle esperienze in intellettuali ed emozionali non conduce, infatti, a un dualismo insanabile ma alla ricerca di tipologie d’interazione tra queste due classi: l’ampia attenzione con la quale Meinong si occupa delle assunzioni e della possibilità di una “presentazione emozionale” sono sintomatiche di ciò. Nel terzo e ultimo capitolo vengono presi in esame gli assunti fondamentali della cosiddetta “fenomenologia del volere” husserliana attraverso la critica dello psicologismo e l’elaborazione di un’accezione di validità nella duplice funzione di presupposto e di punto d’incontro tra differenti traiettorie intenzionali. Senza voler mettere in secondo piano l’indubbia importanza delle ricerche fenomenologiche sul valore articolate in maniera capillare da Scheler e da Hartmann, nell’economia del presente lavoro, la prospettiva etica proposta da Husserl risulta maggiormente compatibile e per certi versi consequenziale rispetto alle posizioni di Brentano e Meinong. Tale consequenzialità deriva, nel caso di Brentano, dalla ripresa dell’impianto argomentativo delle analisi presentate nei corsi da Husserl tenuti all’università di Gottinga e Friburgo e dallo sviluppo delle dinamiche intenzionali attraverso l’utilizzo prima di un metodo statico-descrittivo, poi genetico-costitutivo; nel caso di Meinong deriva, invece, dalla stretta convergenza programmatica esistente tra il progetto di una fenomenologia pura, da una parte, e una teoria dell’oggetto, dall’altra, e in alcune importanti simmetrie teoriche – il processo di “Wertnehmung”, così come è delineato da Husserl, e la possibilità di una presentazione emozionale, teorizzata da Meinong, possiedono evidenti analogie. Il filo conduttore che lega le posizioni di questi tre autori su un tema complesso come quello del valore è, però, l’imprescindibile rimando al concetto di “rappresentazione”: per intuire un valore, per confrontarlo, per compiere una valutazione corretta, il soggetto deve rappresentarsi un determinato oggetto: la relazione al valore è sempre, e necessariamente, una relazione mediata ovvero non diretta. Ciò comporta la preliminare individuazione di tutte le fila che compongono un ordito teorico stratificato e complesso all’intero del quale s’intrecciano ordini problematici di carattere sia gnoseologico sia ontologico.

Dalla psicologia della valutazione alla fenomenologia della validità: Brentano, Meinong, Husserl / Gemmo Iocco - : . , 2015.

Dalla psicologia della valutazione alla fenomenologia della validità: Brentano, Meinong, Husserl

IOCCO, GEMMO
2015

Abstract

Il presente studio è rivolto a determinare le condizioni di legittimità di una teoria generale dei valori, considerata come un dominio dotato di tratti identificativi tali da renderne possibile una sua trattazione autonoma. In maniera non sempre evidente, tanto la nozione di “validità” quanto quella di “valore” rappresentano il sostrato teorico condiviso da prospettive di ricerca distinte che condividono però la tendenza a soffermarsi su specifiche forme di riferimento intenzionale in cui il soggetto conoscente si relaziona a un oggetto – nell’accezione del termine più ampia possibile. É questo il nucleo concettuale delle riflessioni proposte dagli autori che, a vario titolo e premessi i distinguo del caso, appartengono alla “tradizione fenomenologica moderna” . In questo senso l’interesse di metà Ottocento per il problema del valore scaturisce dalla necessità di trovare un punto d’incontro tra criteri normativi universalmente validi e il bisogno di definire in maniera evidente il processo gnoseologico che permette di conoscere, e quindi di legittimare, queste regole utilizzando un metodo di ricerca imprescindibilmente fondato sul momento empirico-intuitivo.Nello specifico nel primo capitolo viene sviluppata la genesi di quella che potrebbe essere definita “analisi psicologica dell’esperienza del valore” che emerge dalla classificazione delle attività psichiche di Franz Brentano. L’idea che anche le emozioni possiedano una natura intenzionale permette, all’autore della Psicologia dal punto di vista empirico, di ricondurre la correttezza morale di un determinato valore a un atto di preferenza: se dal punto di vista classificatorio le valutazioni individuano una classe di fenomeni indipendente, dal punto vista processuale, la tesi di Brentano è che non può esserci valutazione che non sia fondata su una rappresentazione. Ciò comporta la necessità di descrivere in maniera puntuale le modalità d’interazione tra attività psichiche di livello differente e conduce a una forma sui generis di realismo morale. Il secondo capitolo è dedicato alle riflessioni sulla psicologia dell’esperienza del valore proposte da Meinong e da Ehrenfels, con particolare riguardo alla possibile collocazione delle valutazioni all’interno di una “teoria dell’oggetto”; dal punto di vista formale, infatti, la possibilità di sviluppare una teoria generale del valore possiede significative assonanze con l’idea di una scienza dell’oggetto in quanto tale anche se, ovviamente, “l’oggetto valore” è soltanto una tra le molteplici forme possibili di oggettualità. L’apparato concettuale proposto da Meinong, essendo dotato di un’articolazione teorica e metodologica molto più specifica rispetto a quella brentaniana, si dimostra particolarmente proficuo anche per analizzare problematiche di ordine etico-valutativo. La suddivisione delle esperienze in intellettuali ed emozionali non conduce, infatti, a un dualismo insanabile ma alla ricerca di tipologie d’interazione tra queste due classi: l’ampia attenzione con la quale Meinong si occupa delle assunzioni e della possibilità di una “presentazione emozionale” sono sintomatiche di ciò. Nel terzo e ultimo capitolo vengono presi in esame gli assunti fondamentali della cosiddetta “fenomenologia del volere” husserliana attraverso la critica dello psicologismo e l’elaborazione di un’accezione di validità nella duplice funzione di presupposto e di punto d’incontro tra differenti traiettorie intenzionali. Senza voler mettere in secondo piano l’indubbia importanza delle ricerche fenomenologiche sul valore articolate in maniera capillare da Scheler e da Hartmann, nell’economia del presente lavoro, la prospettiva etica proposta da Husserl risulta maggiormente compatibile e per certi versi consequenziale rispetto alle posizioni di Brentano e Meinong. Tale consequenzialità deriva, nel caso di Brentano, dalla ripresa dell’impianto argomentativo delle analisi presentate nei corsi da Husserl tenuti all’università di Gottinga e Friburgo e dallo sviluppo delle dinamiche intenzionali attraverso l’utilizzo prima di un metodo statico-descrittivo, poi genetico-costitutivo; nel caso di Meinong deriva, invece, dalla stretta convergenza programmatica esistente tra il progetto di una fenomenologia pura, da una parte, e una teoria dell’oggetto, dall’altra, e in alcune importanti simmetrie teoriche – il processo di “Wertnehmung”, così come è delineato da Husserl, e la possibilità di una presentazione emozionale, teorizzata da Meinong, possiedono evidenti analogie. Il filo conduttore che lega le posizioni di questi tre autori su un tema complesso come quello del valore è, però, l’imprescindibile rimando al concetto di “rappresentazione”: per intuire un valore, per confrontarlo, per compiere una valutazione corretta, il soggetto deve rappresentarsi un determinato oggetto: la relazione al valore è sempre, e necessariamente, una relazione mediata ovvero non diretta. Ciò comporta la preliminare individuazione di tutte le fila che compongono un ordito teorico stratificato e complesso all’intero del quale s’intrecciano ordini problematici di carattere sia gnoseologico sia ontologico.
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