La vicenda della privatizzazione delle imprese pubbliche in Italia, specialmente la sua accelerazione a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, è ancora di grande attualità ed è entrata spesso nella polemica politica e perfino negli argomenti delle campagne elettorali, data la sua indubbia rilevanza per i policy makers anche per le conseguenze sull’assetto della finanza pubblica e privata. Poiché si tratta appunto di un tema che mette in gioco questioni ben più ampie, come quella dei rapporti tra Stato e mercato, appare dunque giustificata la scelta di un approccio largamente interdisciplinare, tra politica, economia e diritto; allo stesso tempo però le domande cui intenderebbe rispondere questo volume sono prevalentemente di tipo giuridico. Esiste una correlazione tra la «decisione politica» di privatizzare le imprese e l’accoglimento di una determinata nozione di «Costituzione economica»? Gli strumenti legislativi e amministrativi di attuazione della suddetta decisione sono conformi al contenuto delle Costituzioni italiana e comunitaria come sono interpretabili oggi? In special modo, i poteri che lo Stato si è ancora riservato dopo le varie fasi della privatizzazione delle società pubbliche, soprattutto attraverso l’istituto della c.d. «golden share» (ovvero i «poteri speciali» del Ministro dell’economia inseriti nei loro statuti), sono compatibili con il diritto comunitario, o comunque giustificabili secondo la logica del mercato? Ma, in ogni caso, anche in un quadro comparativo, qual è la vera natura giuridica di quei poteri? E, infine, è ipotizzabile un «diritto amministrativo dell’economia» che sia conforme alla disciplina costituzionale e perciò non ostile al principio fondamentale della libertà economica? Sono questioni, queste ed anche altre in vario modo tra loro collegate, e connesse al ruolo economico dello Stato e alla conseguente possibile definizione dei confini dell’intervento pubblico nell’economia, tuttora aperte. Dunque è al dibattito sul “dilemma della democrazia liberale” da esse rappresentato che il libro intende dare un ulteriore contributo, e non solo in sede scientifica. La conclusione cui si è ritenuto di pervenire è che i «poteri speciali», dei quali si è accertata la peculiarità e la vera natura di esercizio di potestà amministrativa, così come congegnati dalla l. 474/94 (la c. d. grundnorm delle privatizzazioni «sostanziali»), e pur dopo i decreti attuativi e la novella del 2003 ispirati dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, non paiono ancora del tutto compatibili con i principi costituzionali e comunitari in quanto risultanti affetti da perdurante eccessiva discrezionalità, ma, circoscrivendo quest’ultima, ben potrebbero essere resi tali.

Poteri pubblici dopo la privatizzazione. Saggio di diritto amministrativo dell'economia / SPATTINI G.C.. - 1(2006), pp. I-276.

Poteri pubblici dopo la privatizzazione. Saggio di diritto amministrativo dell'economia

SPATTINI, Gian Claudio
2006

Abstract

La vicenda della privatizzazione delle imprese pubbliche in Italia, specialmente la sua accelerazione a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, è ancora di grande attualità ed è entrata spesso nella polemica politica e perfino negli argomenti delle campagne elettorali, data la sua indubbia rilevanza per i policy makers anche per le conseguenze sull’assetto della finanza pubblica e privata. Poiché si tratta appunto di un tema che mette in gioco questioni ben più ampie, come quella dei rapporti tra Stato e mercato, appare dunque giustificata la scelta di un approccio largamente interdisciplinare, tra politica, economia e diritto; allo stesso tempo però le domande cui intenderebbe rispondere questo volume sono prevalentemente di tipo giuridico. Esiste una correlazione tra la «decisione politica» di privatizzare le imprese e l’accoglimento di una determinata nozione di «Costituzione economica»? Gli strumenti legislativi e amministrativi di attuazione della suddetta decisione sono conformi al contenuto delle Costituzioni italiana e comunitaria come sono interpretabili oggi? In special modo, i poteri che lo Stato si è ancora riservato dopo le varie fasi della privatizzazione delle società pubbliche, soprattutto attraverso l’istituto della c.d. «golden share» (ovvero i «poteri speciali» del Ministro dell’economia inseriti nei loro statuti), sono compatibili con il diritto comunitario, o comunque giustificabili secondo la logica del mercato? Ma, in ogni caso, anche in un quadro comparativo, qual è la vera natura giuridica di quei poteri? E, infine, è ipotizzabile un «diritto amministrativo dell’economia» che sia conforme alla disciplina costituzionale e perciò non ostile al principio fondamentale della libertà economica? Sono questioni, queste ed anche altre in vario modo tra loro collegate, e connesse al ruolo economico dello Stato e alla conseguente possibile definizione dei confini dell’intervento pubblico nell’economia, tuttora aperte. Dunque è al dibattito sul “dilemma della democrazia liberale” da esse rappresentato che il libro intende dare un ulteriore contributo, e non solo in sede scientifica. La conclusione cui si è ritenuto di pervenire è che i «poteri speciali», dei quali si è accertata la peculiarità e la vera natura di esercizio di potestà amministrativa, così come congegnati dalla l. 474/94 (la c. d. grundnorm delle privatizzazioni «sostanziali»), e pur dopo i decreti attuativi e la novella del 2003 ispirati dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, non paiono ancora del tutto compatibili con i principi costituzionali e comunitari in quanto risultanti affetti da perdurante eccessiva discrezionalità, ma, circoscrivendo quest’ultima, ben potrebbero essere resi tali.
8834864492
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