Il paesaggio al centro delle discussioni sul nostro futuro permea il presente. Il paesaggio è una componente fondamentale del nostro patrimonio culturale: conforma le identità delle popolazioni e contribuisce al loro benessere fisico e psicologico. Il paesaggio realmente è un’entità viva e mutevole nel tempo, una nozione che concilia la dimensione scientifica con quella percettiva profondamente legata all’esperienza culturale dei luoghi. Il paesaggio è sintesi di natura e cultura (lo spazio fisico, con i suoi segni stratificati). Le politiche urbane, la pianificazione, le contingenti necessità affrontate, nel secolo scorso, nelle città italiane hanno di fatto, spesso isolato ed escluso i sistemi naturali dallo spazio pubblico e quindi dalla vita cittadina. Quei sistemi naturali che, di fatto, furono loro stessi le ragioni principali dell’esistenza degli insediamenti umani (per esempio: la presenza dei corsi d’acqua, la disponibilità di risorse, il suolo fertile, ecc.) sono stati in quest’ultimo secolo progressivamente elusi, relegati a ruoli secondari nella vita della città e dei suoi abitanti. Oggi viceversa, dopo la presa d’atto di questa discontinuità città-natura, stiamo assistendo ad un processo dove la città, con i propri nuclei storici, con le trasformazioni del dopoguerra, con gli innesti contemporanei, con gli spazi aperti, rurali anche residuali, riconosce proprio nei frammenti di natura il principio, l’incipit, fondante per ricercare una nuova rete che, dalla presenza dei sistemi idrografici (laghi, fiumi, lagune…), orografici (montagne, colline…), della vegetazione spontanea e coltivata (boschi, prati e campi agricoli….), trae le ragioni per ripensare e rifondare lo spazio della città abitata dall’uomo partendo dal ragionare sull’unità paesaggio-città. E così i progetti urbani in Europa ricercano un modello di spazio abitato, fondato non più soltanto sulla dimensione antropocentrica consolidata ma piuttosto aperta e strutturata su una pre-visione biocentrica. Come progettisti siamo motivati a ridurre, a correggere, a migliorare il degrado, ma siamo anche motivati e nutriti dall’abbondanza, dalla meraviglia e dalla bellezza. L’esperienza della bellezza e l’esito formale di un progetto dovrebbero rientrare nel dibattito sulla sostenibilità tanto quanto il discorso dei sistemi ecologici. La conservazione degli ecosistemi, la rivelazione dei processi e il risanamento dei luoghi costruiscono un progetto che, in coloro che lo vivono, può indurre una coscienza responsabile delle proprie azioni sull’ambiente, rilevando l’importanza dell’impulso al cambiamento, riformulando priorità e valori che hanno ripercussioni ed esiti sul benessere fisico e psicologico. Attraverso questa pubblicazione penso sia importante far conoscere al pubblico la necessità di un patto, di un accordo, una sorta di alleanza fondata su alcuni principi tra coloro che lavorano sul paesaggio e sulla città: - dapprima la centralità del progetto, - le responsabilità dei progettisti in relazione alla limitatezza delle risorse, - la sfida intrapresa per negoziare tra i sistemi ambientali e quelli culturali - la necessità di costruire nuove alleanze tra differenti figure professionali, - l’importanza di tessere relazioni capaci di costruire spazi aperti di qualità per migliorare la comunità e l’ambiente dei luoghi che abitiamo. In questo lungo tempo dell’elaborazione abbiamo avuto l’occasione per discutere con un certo ottimismo per dare forma a una visione germinativa per il nostro tempo consapevoli che stiamo ragionando su uno dei paradigmi interpretativi del futuro, una risorsa strategica che confidiamo ci aiuterà a superare le aporie del presente.

Il paesaggio al centro / Cortesi, Isotta. - (2017), pp. 31-53.

Il paesaggio al centro

ISOTTA CORTESI
2017-01-01

Abstract

Il paesaggio al centro delle discussioni sul nostro futuro permea il presente. Il paesaggio è una componente fondamentale del nostro patrimonio culturale: conforma le identità delle popolazioni e contribuisce al loro benessere fisico e psicologico. Il paesaggio realmente è un’entità viva e mutevole nel tempo, una nozione che concilia la dimensione scientifica con quella percettiva profondamente legata all’esperienza culturale dei luoghi. Il paesaggio è sintesi di natura e cultura (lo spazio fisico, con i suoi segni stratificati). Le politiche urbane, la pianificazione, le contingenti necessità affrontate, nel secolo scorso, nelle città italiane hanno di fatto, spesso isolato ed escluso i sistemi naturali dallo spazio pubblico e quindi dalla vita cittadina. Quei sistemi naturali che, di fatto, furono loro stessi le ragioni principali dell’esistenza degli insediamenti umani (per esempio: la presenza dei corsi d’acqua, la disponibilità di risorse, il suolo fertile, ecc.) sono stati in quest’ultimo secolo progressivamente elusi, relegati a ruoli secondari nella vita della città e dei suoi abitanti. Oggi viceversa, dopo la presa d’atto di questa discontinuità città-natura, stiamo assistendo ad un processo dove la città, con i propri nuclei storici, con le trasformazioni del dopoguerra, con gli innesti contemporanei, con gli spazi aperti, rurali anche residuali, riconosce proprio nei frammenti di natura il principio, l’incipit, fondante per ricercare una nuova rete che, dalla presenza dei sistemi idrografici (laghi, fiumi, lagune…), orografici (montagne, colline…), della vegetazione spontanea e coltivata (boschi, prati e campi agricoli….), trae le ragioni per ripensare e rifondare lo spazio della città abitata dall’uomo partendo dal ragionare sull’unità paesaggio-città. E così i progetti urbani in Europa ricercano un modello di spazio abitato, fondato non più soltanto sulla dimensione antropocentrica consolidata ma piuttosto aperta e strutturata su una pre-visione biocentrica. Come progettisti siamo motivati a ridurre, a correggere, a migliorare il degrado, ma siamo anche motivati e nutriti dall’abbondanza, dalla meraviglia e dalla bellezza. L’esperienza della bellezza e l’esito formale di un progetto dovrebbero rientrare nel dibattito sulla sostenibilità tanto quanto il discorso dei sistemi ecologici. La conservazione degli ecosistemi, la rivelazione dei processi e il risanamento dei luoghi costruiscono un progetto che, in coloro che lo vivono, può indurre una coscienza responsabile delle proprie azioni sull’ambiente, rilevando l’importanza dell’impulso al cambiamento, riformulando priorità e valori che hanno ripercussioni ed esiti sul benessere fisico e psicologico. Attraverso questa pubblicazione penso sia importante far conoscere al pubblico la necessità di un patto, di un accordo, una sorta di alleanza fondata su alcuni principi tra coloro che lavorano sul paesaggio e sulla città: - dapprima la centralità del progetto, - le responsabilità dei progettisti in relazione alla limitatezza delle risorse, - la sfida intrapresa per negoziare tra i sistemi ambientali e quelli culturali - la necessità di costruire nuove alleanze tra differenti figure professionali, - l’importanza di tessere relazioni capaci di costruire spazi aperti di qualità per migliorare la comunità e l’ambiente dei luoghi che abitiamo. In questo lungo tempo dell’elaborazione abbiamo avuto l’occasione per discutere con un certo ottimismo per dare forma a una visione germinativa per il nostro tempo consapevoli che stiamo ragionando su uno dei paradigmi interpretativi del futuro, una risorsa strategica che confidiamo ci aiuterà a superare le aporie del presente.
2017
9788862422611
Il paesaggio al centro / Cortesi, Isotta. - (2017), pp. 31-53.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11381/2900929
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